MANTOVA città d’arte, anche minore

Arch. Franco Mondadori

Prima parte della relazione fatta al RC Mantova e al RC Postumia nel 1999 e nel  2000

Le targhe sono state apposte su alcuni degli edifici della relazione nel 2002-2003  

 

Debbo innanzitutto fare una precisazione sulla portata, sul significato che ho inteso dare al termine minore. Lontana da me l’intenzione di stabilire una graduatoria, anzi.

Mi riferisco invece al fatto che della nostra città sono ben conosciuti da tutti Palazzo Ducale, Palazzo Te e più o meno tutti gli edifici o i luoghi che sono sul classico percorso Nord-Sud : Palazzo Bonacolsi, Palazzo Bianchi, Palazzo del Podestà, Piazza delle Erbe, la Rotonda di S.Lorenzo, Sant’Andrea, la Casa del Mantegna, il S. Sebastiano. Gli “ altri” un po' meno.

L’obiettivo che ci siamo posti è teso alla conoscenza di questi altri nel panorama cittadino con lo scopo di far conoscere meglio la nostra città a noi stessi ma anche per poter suggerire al turista che si accosta alle classiche mete, ulteriori percorsi. Siamo a conoscenza di un progetto di valorizzazione che l’Amministrazione Comunale di Mantova, insieme a quelle di Cremona e Pavia, con il contributo della Regione stà per varare: quel progetto si concretizzerà nell’apposizione in alcuni luoghi, quelli classici posti fondamentalmente sull’asse Palazzo Ducale- Palazzo Te, di segnaletica su palo riportante, oltre all’indicazione planimetrica del luogo, anche una minima descrizione dell’edificio adiacente.

Nel nostro progetto, che vuole integrare quello dell’Amministrazione ma che si limita quasi esclusivamente ad edifici privati, ci limiteremo ad apporre una piccola targhetta ( riportante o il progettista, o il periodo storico di costruzione o il nome con il quale è passato alla storia) identificativa dell’edificio che vorremmo porre all’attenzione del turista oltre ad un opuscolo in grado di indicare, con una piantina della città ed una puntuale indicazione, l’ubicazione degli edifici segnalati e una breve descrizione degli stessi.

Quanto presenterò è un piccolo spaccato del nostro contesto urbano e vi confesserò anche che l’approccio per la proposizione è stato in larga parte casuale, non legato cioè ad un percorso particolare predefinito nè di tipo spaziale nè di tipo temporale.

E come già detto, non essendovi alcuna graduatoria, possono essere stati esclusi, momentaneamente, edifici che avrebbero meritato una citazione. Molti di voi conoscono sicuramente, altri certamente abitano edifici più meritevoli. Pazienza: ci sarà una prossima puntata.

Il lavoro svolto rappresenta l’inizio di un’indagine più ampia tesa alla valorizzazione della città: questo è il nostro obiettivo.

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1 Palazzo Capilupi via Concezione 9  XV° secolo

Nella configurazione attuale risulta dall’unione di casa vecchia e casa nuova: casa vecchia la parte di edificio comprendente il portale e la parte a sinistra dello stesso; casa nuova la parte a destra del portale. La prima ha origini quattrocentesche mentre il portale è della prima metà del cinquecento; la parte destra è stata realizzata poco dopo il 1630 per Scipione Capilupi.

Nel portale è interessante notare la presenza, ai due terzi d’altezza delle semicolonne toscaniche, di due anelli in pietra rustica che si collegano ad analogo trattamento delle cimase degli stipiti del portale. Scudo araldico a testa di cavallo con nastri svolazzanti alla sommità dell’arco.

Capiluporum domus amicorum hospitium” recita l’epigrafe incisa sopra lo scudo.

 

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2 Palazzo Bevilacqua p.za S.Giovanni 3  XVI° secolo

Più noto con questa denominazione, dai proprietari all’epoca del catasto teresiano del 1784; in un passato più remoto (quattrocento e cinquecento) sembra essere stato di proprietà prima dei De Grado, poi dei Capilupi.

Oggetto di molte trasformazioni è stato di recente restaurato riportando in luce le tracce rimaste dell’ importante passato: tra queste il portale, tracce di affreschi in facciata e la mensola angolare con nastri svolazzanti che portava lo scudo araldico.

 

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3 Palazzo Mantelli via Cavour 35  XVII° secolo

In questa facciata barocca, trattata con relativa semplicità, si evidenziano alcune tipiche espressioni decorative: cornici alle finestre con decoro a conchiglia al bancale e volute su capitelli a lesena all’architrave.

 Particolare il motivo stratificato che riveste, a livello della cornice di gronda, la parte superiore delle finestre.

 

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4 Palazzo Pancera via F.lli Bandiera 27  XVI° secolo

Portale di gusto cinquecentesco- lesene marmoree alle estremità della facciata; in quella di sinistra si accenna ai restauri eseguiti nel 1674 dai Casali; in quella di destra a lavori eseguiti nell’anno 1611-

Da segnalare l’importanza maggiore data alle finestre del piano terra, contornate da marmi, rispetto a quelle del primo piano, contrariamente all’uso solito. Nel cortile una vera da pozzo seicentesca e sui due corti lati opposti porticati architravati con colonne.

 

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5 Palazzo marchesi Ippoliti via F.lli Bandiera 32  XVIII° secolo

Palazzo della prima metà del settecento fatto costruire da un ramo degli Ippoliti di Gazoldo, di cui è stato residenza sino alla prima metà del secolo scorso. Dal 1932 al 1945 è stato “la casa del fascio”, cioè la sede degli organi provinciali del partito fascista.

Nel 1948 ha subito rimaneggiamenti da cui sono rimasti indenni la facciata e lo scalone, adorno di statue.

 

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6 Palazzo Cavriani (m.se Corradino) via Solferino 21  XVII° secolo

Questa facciata barocca si propone all’attenzione dell’osservatore come un esempio piccolo per dimensione di facciata, ma , a mio giudizio, significativo del gusto dell’esagerazione dello stile dell’epoca.

Interessante è anche l’aver riunito in un unico disegno la decorazione delle finestre binate di piano terra e di primo piano, così come l’unione del decoro del portale di piano terra con la finestra del primo piano.

Alla fine del settecento di proprietà di un ramo dei Cavriani.

 

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7 Palazzo Bonatti C.so V.Emanuele 122  XV° secolo

Antonio Bonatti lo fece erigere nel 1481. Il balcone, posato probabilmente all’inizio ottocento, ha coperto parte della scritta che in facciata il figlio Francesco fece apporre per ricordarne la costruzione del palazzo da parte del padre.

Questo palazzo, che nel tempo ha avuto diversi proprietari, dai conti Porta, ai Partesotti, ai Bressanelli, come ci ricorda nelle ricerche svolte Rodolfo Signorini, aveva la facciata adorna di marmi finemente lavorati; marmi venduti nel 1889 ad un antiquario di Firenze (come dice una nota di Maruti pubblicata nell’ “Archivio Storico dell’Arte” del 1889 :- La bella, la storica casa è rovinata -) marmi che ora in parte adornano Palazzo Bagatti Valsecchi a Milano.

 

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8 Casa Nerli-Zanardi via G.Chiassi 61 fine  XVII° secolo

Torniamo ora ad un esempio di barocco simile per certi aspetti a quello precedentemente visto nella facciata di via Solferino: l’immobile ha dimensioni di facciata più importanti ed il ricamo è però quì meno forzato, trattato con più leggerezza. Interessante il raccordo creato tra il portale ed il sostegno del balcone.

Da notare infine la ringhiera del balcone, simile, nel semplice ma elegante disegno, ad altre ringhiere installate su balconi di palazzi di epoche più remote ( palazzo Arrivabene, balcone sull’angolo tra via F.lli Bandiera e via Arrivabene e balcone su via Arrivabene).

 

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9 Palazzo Boldrini via G.Chiassi 42  XV° secolo

Più noto forse come palazzo Cantoni per il periodo lungo circa due secoli in cui gli stessi Cantoni lo hanno abitato, merita il racconto che il cronista mantovano Andrea da Schivenoglia in una nota del 1467 ci tramanda: i Boldrini (Andrea, Giovanni Antonio, Giovanni Francesco e Giovanni Tommaso già abitavano nei pressi della chiesa di S. Barnaba; il padre di questi Giovanni, sermidese,” el ghe achapitò ali mane uno che fuzìa de Lonbardia con uno stivalo pien de duchati. Questo Zohan amazò questo homo, poi vene a star a Mantoa e faxia arte de lana, sì che romaxe richo de duchati forse dexemilia. Per questo modo questi fece la soa richeza.

Con la ricchezza la famiglia ebbe presto accesso alla nobiltà e scelse come insegna araldica tre monete d’oro allineate, nello scudo, sopra un nastro trasversale: forse una allusione all’avvenimento riferito dal cronista dell’epoca.

I Boldrini quindi alla fine del quattrocento edificarono questo palazzo, il palazzo edificato sul retro ed il palazzo di fronte (la cui merlatura cieca è stata occultata intorno al 1850 per la riforma della facciata con l’inserimento di finestre ed il conseguente recupero all’abitabilità di un piano).

Il restauro della merlatura cieca ha evidenziato l’apparato decorativo ad affresco delle superfici e la presenza di un importante cornicione di gronda in legno, desumibile dalla presenza ritmata delle asole d’imposta dei travi che lo sorreggevano. Denuncia abbastanza chiara dell’origine fancelliana dell’edificio.

 

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10 Palazzo Gonzaga di Vescovato via P.Amedeo 29  XVI° secolo

Eretto intorno alla metà del Cinquecento dai Gonzaga di Vescovato, in provincia di Cremona. Questi erano discendenti da Giovanni Gonzaga, che alla morte del terzo Marchese Federico Gonzaga, ebbe in eredità oltre a terreni in Poggio Rusco e in Carzedole anche il feudo di Vescovato.

Venne edificato quando prese forma l’idea di rendere suggestiva e rilevante la strada cosiddetta delle Quarantore (oggi via P.Amedeo) che univa la reggia di P.zza S.Pietro (ora P.za Sordello) con il Palazzo Te.

Di questo importante palazzo della storia cittadina, che appartenne ai Gonzaga di Vescovato sino all’inizio del secolo scorso, che custodiva un ingente patrimonio di quadri e stampe, che aveva affreschi, decori e stucchi di pregio, ora non rimane che l’imponente portale generalmente attribuito al Bertani poichè lo stesso in quegli anni fu prefetto delle fabbriche gonzaghesche.