"Ogm (Organismi Geneticamente Modificati")

Il Dott. Pieraldo Carlini, Presidente del RC Mantova

 

 

 

 

 

 

 

 

 

  Oltre ai relatori ufficiali, Stefano Lorelli socio e giornalista RAI e Matteo Bernardelli giornalista de Il sole 24 ore numerosi gli esperti intervenuti sul tema della serata: OGM (Organismi geneticamente modificati). Sono infatti presenti Matteo Lasagna presidente Confagricoltori provinciale e regionale, Deborah Piovan, imprenditrice agricola, Antonio Tesini, presidente della cooperativa Ca’ magre, Riccardo Gorzoni, responsabile economico della Coldiretti.

   Il presidente Carlini introduce un tema spesso sottovalutato che riguarda non solo e non tanto l’agricoltura quanto la salute con implicazioni bioetiche su cui si sta sviluppando anche una giurisprudenza, mentre le risposte scientifiche non sono ancora certe.

Stefano Lorelli sta aspettando in Tribunale una importante sentenza per cui non può essere presente per motivi di lavoro; in suo luogo viene proiettato un filmato sul tema, con una sintesi sui protagonisti sindacali e produttivi.

Prende dunque  la parola Bernardelli di cui si allega la relazione.

Poi Matteo Lasagna parte dai tempi di cambiamento in cui viviamo e dalla fame di cibo esponenzialmente in crescita. In Italia c’è un accurato controllo del cibo, ma gli alimenti sono prodotti con materie prime estere già geneticamente modificate. D’altra parte non siamo autosufficienti sotto questo aspetto. Un problema importante è quello di una vera tracciabilità. Anche l’Inghilterra è orientata ad accettare gli OGM.

Riccardo Gorzoni è su posizioni diverse : il  60% dei cittadini europei è contrario agli OGM, come 8 Italiani su 10. Gli OGM sono una scorciatoia, ma per affrontare la fame nel mondo meglio massimizzare la produzione, generare resistenza ai parassiti e alle condizioni climatiche avverse. Paesi come il Brasile e la Francia stanno vietando alcune produzioni di OGM. L’Expo 2015 ha come obiettivo proprio il cibo prodotto rispettando l’ambiente. Sulla tracciabilità concorda con Lasagna.

Debora Piovan sostiene la necessità della ricerca, ferma a partire dal ministro Pecoraro Scanio. L’Italia è madre della ricerca genetica. Come negli Usa sarà possibile anche in Italia la coesistenza fra prodotti biologici e OGM. Anche i tedeschi oggi sono favorevoli agli OGM. Attenzione agli interessi delle multinazionali.

Antonio Tesini parla della sua esperienza. La sua produzione biologica oggi insiste su un terreno in passato dedicato al tabacco senza rotazione di colture. Oggi, grazie alla rotazione e a buone pratiche agricole quel terreno produce buoni ortaggi su trenta ettari con una ventina di persone impiegate.

Interviene il socio Mori che ritiene inaccettabile il manicheismo, soprattutto in Italia , piccola e ininfluente. Gli OGM vanno usati e usati bene, anche attraverso la sperimentazione, non bisogna perdere il treno.

Tosoni  chiede come mai le  due grandi organizzazioni agricole siano su posizioni diverse. Occorre trovare soluzioni unificanti. Se e vero, come è stato riferito, che sta per uscire un’enciclica del Papa a favore degli OGM, che cosa sta facendo e pensando il governo?

Angelo Cassisa fa un intervento a carattere scientifico di cui si acclude la sintesi :

All'origine delle opinioni contrastanti, anche tra i massimi esperti, sulla sicurezza alimentare degli OGM, c'è la mancanza di un metodo scientifico validato che possa valutare le conseguenze su lungo periodo e su larga scala di tali prodotti sulla salute dell'uomo.  Per prodotto si intende in questo caso il nuovo proteoma che deriva dalla modificazione del corredo genetico di queste piante. Il proteoma è l'insieme delle proteine che compongono i semi o i futti della pianta in questione. Queste proteine sono destinate ad essere metabolizzate nel tratto gastroenterico. I metaboliti che si ottengono interagiscono con altri due macrosistemi che sono: la flora batterica intestinale ed il sistema immunitario della mucosa intestinale che rappresenta una parte determinante del nostro sistema immune essendo distribuito su una superficie complessiva di circa 250 metri quadrati. Tali due macrosistemi rappresentano un'importante interfaccia tra il mondo esterno ed i compartimenti interni del nostro corpo ed una loro perturbazione o difettoso funzionamento determinano un numero rilevante di patologie. L'enorme numero di molecole interessate in

queste interazioni non può essere valutato con i metodi che sono stati fino ad adesso utilizzati per testare ad esempio nuovi farmaci. Il principio di "sostanziale equivalenza" utilizzato per approvare l'utilizzo degli OGM è per questo motivo molto contestato. Ci sono studi scientifici con risultati contraddittori, molti dei quali condotti o sponsorizzati dalle stesse aziende che producono OGM. Gli OGM inoltre non sono tutti uguali ed andrebbero considerati caso per caso. I metodi di studio che si stanno delineando come i più adatti per la valutazione di sistemi complessi nel loro insieme sono i cd "omics" (da proteomics, genomics, metabolomics, microbiome etc). Tali metodi intendono valutare nel complesso come un insieme di molecole e suoi metaboliti interagisce con un 'oranismo vivente. E' appunto la non omogeneità di questi test scientifici che genera in diversi studi risultati contrastanti. E' opinione abbastanza condivisa che sia necessario migliorare e standardizzare i protocolli di studio, introducendo ad esempio modelli matematici e nuove tecnologie che stanno diventando disponibili. Come nota personale aggiungo che tali studi dovrrebbero essere condotti in maniera indipendente da laboratori e ricercatori pubblici o almeno senza rapporti di interesse con le potentissime aziende produttrici delle  sementi e dei relativi anticrittogamici. Difficile da pennsare che questo possa accadere in un periodo come quello attuale caratterizzato da scarsità di fondi per la ricerca scientifica.

 

La presente relazione non ha né vuole avere, per la formazione umanistica dell’autore, validità scientifica. Nemmeno ha l’ambizione di essere una cronistoria esaustiva di un tema vasto e complesso come quello degli OGM.

Al Rotary Club di Mantova e al suo Presidente, Pieraldo Carlini, i meriti di aver acceso i riflettori su una questione controversa, che divide il mondo agricolo e i consumatori.

 

Matteo Bernardelli.

Relazione:

OGM è l’acronimo di Organismi Geneticamente Modificati.

Quando parliamo di genetica è bene ricordarne il papà di quella moderna: Gregor Johan Mendel, padre agostiniano nato nell’odierna Repubblica Ceca (che oggi acconsente l’uso di OGM) e che ha compiuto i propri studi a Vienna.

Le leggi di Mendel sull’ereditarietà dei caratteri genetici sono del 1865.

Mantova fa ancora parte dell’Impero Austro-Ungarico. La città di Virgilio diventerà italiana l’anno seguente, nel 1866.

Andiamo avanti di quasi un secolo e arriviamo al 1953, quando la rivista Nature pubblica il lavoro di Watson e Crick, i quali descriveranno – per primi - la struttura del DNA come una doppia elica ed entrambi voleranno verso il premio Nobel per la Medicina nel 1962.

Arriviamo al 1968, l’anno del maggio francese e delle rivolte studentesche, guidate in Italia da Mario Capanna. Lo cito non a caso, perché oggi Capanna guida la Fondazione Diritti Genetici, un organismo di ricerca e comunicazione sulle biotecnologie nato nel 2007, che ha l’obiettivo di promuovere e organizzare una ricerca scientifica indipendente e una comunicazione sociale sul tema dell’innovazione biotecnologica. Detto altrimenti, Capanna è un paladino dei no-OGM.

Il 1968 è l’anno delle Pantere Nere e del pugno chiuso esibito da due velocisti statunitensi: Tommie Smith e John Carlos.

E nello stesso anno il biologo svizzero Wener Arber, uno che con i capelloni non ha nulla a che spartire, scopre gli enzimi di restrizione, sostanze di origine batterica che sono in grado di individuare e tagliare frammenti di DNA.

Arber li chiama “forbici molecolari”, perché consentono di tagliare e cucire il DNA – oggi parleremmo più o meno di copia-incolla – di fatto permettendo il mescolamento dei patrimoni genetici di specie diverse fra loro.

Lo svizzero viene premiato con il Nobel per la Medicina nel 1978.

Il primo OGM dell’era moderna è stato ottenuto nel 1973 da Stanley Cohen e Herbert Boyer.

“Stan” Cohen, come lo chiamano tutti, frequenta la Stanford University, dove oggi insegna genetica. Da bambino sogna di diventare un fisico e si allena assemblando telefoni e radio. Poi opta per la medicina.

C’è una fotografia su internet ed è notevole la sua somiglianza con un grande giornalista mantovano, per molti l’erede di Gianni Brera: parlo di Adalberto Scemma. E Cohen, come Scemma, ama sciare, andare in barca a vela, fare sport.

Nel 1972, in un congresso alle Hawaii, si incontra con uno che dalla faccia pacioccona, si direbbe che lo sport non lo ha mai praticato. Sembra, a vederlo, il classico poliziotto dei film d’azione, che ama mangiare hot dog e ciambelle finché c’è spazio.

Si chiama Herbert Boyer e infatti faceva il guardalinee della squadra di football dell’Università. Così non fa fatica. E anche oggi il suo passatempo preferito è la pesca, perché si sta seduti.

Inizia a studiare medicina, poi si butta su biologia e chimica. Passa anche da Yale e approda alla California University di San Francisco.

Nel 1973, mentre divampa la guerra in Vietnam, Boyer e Cohen riescono a clonare un gene di rana all’interno del batterio Escherichia coli.

Che cosa fanno? Costruiscono la prima molecola di DNA ricombinante, cioè inseriscono il gene di un organismo (la rana) dentro il patrimonio genetico di un altro (il batterio di E. coli). 

Rivoluzione!

Boyer – il cicciotto, che ha fiuto per il business - fonda una società, la Genentech, che nel 1977 annuncia la produzione di una proteina umana, la somatostatina, da parte di un batterio. Poi è la volta dell’insulina ottenuta in laboratorio.

 

Si corre, ma sorgono le prime polemiche. E gli scienziati chiedono una riflessione. Undici fra i maggiori esponenti del nuovo campo della biologia molecolare pubblicano – siamo negli Stati Uniti - una lettera aperta, nella quale chiedono ai loro colleghi di autoimporsi una moratoria sulla conduzione di esperimenti ad alto rischio con il Dna ricombinante, per avere il tempo necessario a preparare una discussione sui problemi di sicurezza creati dall’ingegneria genetica. in sostanza, chiedono di tirare un po’ il freno.

Ma il motore è acceso e la macchina non si può più fermare.

Nel 1980 la Corte Federale degli Stati Uniti concede, per la prima volta nella storia dell'umanità, il diritto di brevetti su di un essere  vivente.

È infinitesimale, non si vede a occhio nudo.

È infatti un batterio, ma tanto basta alle multinazionali biotecnologiche per ottenere i brevetti su tutto ciò che è vivente. Viene escluso il corpo umano, ma non le sue parti.

Per le multinazionali gli OGM sono l’oro del futuro.

Nel 1983 nasce la prima pianta transgenica. E siccome il dibattito sugli OGM (fanno bene o fanno male) è già in corso, si parte da una pianta che di suo non fa proprio benissimo: il tabacco.

Due anni più tardi, nel 1985, quando Michael Jackson e Lionel Richie cantano “We are the world” a sostegno dell’Africa, viene condotto il primo rilascio di piante GM in ambiente naturale.

Alla fine degli anni Ottanta, quando il Milan di Sacchi spadroneggia in Italia, in Europa e a livello intercontinentale, conquistandosi l’appellativo di “Invincibili”, negli Stati Uniti vengono prodotte sementi e piante geneticamente modificate: principalmente soia, ma anche mais, cotone e riso.

Il termine transgenico è usato per gli animali, mentre per i vegetali si parla di piante ingegnerizzate.

Gli obiettivi delle sementi e delle piante geneticamente modificate sono quelli di aumentare la loro resistenza agli erbicidi o ai parassiti. Anche loro, come Baresi, Gullit e Van Basten, sono “invincibili”.

Ma come? Da un lato si “costruiscono” piante che resistono ai parassiti e dall’altro si vogliono piante resistenti a dosi sempre più massicce di pesticidi? Signorsì.

Perché vi sono casi in cui i semi di queste colture vengono venduti insieme all’erbicida prodotto dalla stessa multinazionale che produce i semi. Business is business, dicono gli americani.

Per l’amministrazione di Ronald Reagan, il presidente-attore, l’ingegneria genetica è uno dei settori più promettenti dell’economia americana e va incentivata.

Non dimentichiamo un piccolo particolare. Sono gli anni della Guerra Fredda, della paura dell’atomica, Giovanni Paolo II non ha ancora compiuto il miracolo di sconfiggere quel mostro chiamato comunismo.

Allora avanti tutta.

Ma nel 1989 si verifica un imprevisto.

Negli Stati Uniti muoiono 37 persone e, secondo alcune stime, altre 10.000 subiscono invalidità di vario genere (si arriva fino alla paralisi permanente), dopo aver assunto un integratore alimentare, il triptofano.

È prodotto dalla ditta giapponese Showa Denko, che denuncia: noi abbiamo usato un ceppo di batteri modificati geneticamente per produrre maggiori quantità di triptofano. Scusate per l’incidente.

La ricerca va avanti. Sostenuta anche dalla politica. Persino a Cuba si coltivano 3mila ettari di mais Bt, sotto il controllo del centro di ricerca nazionale, ovviamente.

Nel 1992, mentre alle Olimpiadi di Barcellona il “Dream Team” conquista la medaglia d’oro con i super eroi del basket, la Food and Drug Administration - cioè l’ente americano per il controllo di alimenti e farmaci - ammette il principio della “equivalenza sostanziale”.

Ovvero: non esiste – dicono loro - alcuna differenza tra prodotti transgenici e convenzionali.

Parallelamente, però, nella conferenza di Rio de Janeiro sull’Ambiente viene introdotto il “Principio di Precauzione”. Molto banalmente: non ci si muove senza adeguate chiarezze su base scientifica.

Chi ha ragione?

Una risposta complessa e il dibattito di questa sera lo dimostra, con le fazioni di guelfi e ghibellini.

Per mammiferi e uccelli, ad esempio, la ricerca non ha portato risultati significativi, mentre per i pesci – complice anche una riproduzione esterna – sono stati evidenziati accrescimenti ponderali più rapidi e dimensioni maggiori. Questo fa supporre che potrebbero essere i primi animali GM a entrare nella catena della produzione.

Interessante anche l’area medica, relativa agli xenotrapianti, ovvero quei trapianti di organi da una specie non umana, all’uomo.

La specie più adatta agli xenotrapianti è il suino, in quanto esistono somiglianze dal punto di vista anatomico.

Nella vicina Cremona il prof. Cesare Galli – il papà del toro Galileo e della cavallina Prometea, entrambi animali clonati - sta lavorando a un progetto sui suini, in collaborazione con l’Università di Padova.

Ed è in stretto contatto con Sir Ian Wilmut, il papà della pecora Dolly.

Nel mondo vegetale i risultati delle biotecnologie hanno portato ad avere piante resistenti agli insetti e ai microrganismi; piante resistenti agli erbicidi; piante resistenti alle difficoltà climatiche (gelo e siccità); prodotti conservabili più a lungo; prodotti con una maggiore ricchezza di nutrienti e una minore presenza di sostanze dannose (come l’acido erucico nell’olio di colza).Dagli anni Novanta le superfici coltivate con OGM aumentano costantemente. Tra il 1997 e il 2010 la superficie dei terreni coltivati a OGM è passata da 4,2 milioni a 365 milioni di ettari, cioè circa il 10% dei terreni coltivabili.

Nel 2013, dicono i dati dell'International service for the acquisition of agri-biotech applications (Isaaa), gli ettari coltivati con varietà geneticamente modificate nel mondo sono saliti del 3% a livello mondiale.

L'Europa rappresenta un fanalino di coda. Dei 28 Paesi comunitari, la Spagna è il Paese che coltiva più superfici a OGM: 137mila ettari. Nel resto dell’Ue sono coltivati appena 9mila ettari in Repubblica Ceca e Slovacchia, Romania e Portogallo.

La patria degli OGM è ancora oggi rappresentata dagli Stati Uniti: 70 milioni di ettari, seguiti dal Brasile, con 40,3 milioni di ettari coltivati.

Gli OGM sono presenti anche in Cina (7,5 milioni di ettari) e India (11 milioni di ettari, la superficie coltivabile italiana non arriva a 11 milioni di ettari), ma anche Argentina, Sudafrica, piuttosto che Sudan, Burkina Faso, Australia, Messico, Colombia.

Il caso dell’India è emblematico. Nel subcontinente indiano la principale coltivazione OGM è il cotone. Viene autorizzato nel 2001 e lo scopo è quello di resistere a un parassita della pianta.

Gli obiettivi sono di ridurre sensibilmente l’uso dei pesticidi e al contempo di aumentare il rendimento del 30 per cento.

Ma l’obiettivo viene parzialmente mancato e nel 2006 una malattia che colpisce le coltivazioni transgeniche, la Rizhoctonia, distrugge i raccolti.

Si ripete l’incubo già vissuto in alcuni degli stati dell’India alla vigilia del 2000, quando i contadini sradicano le piante e le bruciano, nell’operazione “Cremate Monsanto”, dal nome della multinazionale più importante per le biotecnologie, insieme a Bayer, Syngenta e Dupont.

Circumnavigo la bufala dei suicidi causati dagli OGM perché, a dispetto di quanto sostiene Vandana Shiva (una sorta di Vanna Marchi col sahri), da quando l’India ha introdotto gli OGM, ottenendo di pagare una royalty più contenuta in termini economici a Monsanto, il numero di suicidi è diminuito e sono molte di più le casalinghe disperate che hanno scelto di farla finita che non i contadini.

Come dicevo, però, non fila sempre tutto liscio.

Nel 1998, prima di introdurre coltivazioni transegeniche, la Gran Bretagna incarica un importante centro di ricerca scozzese di compiere alcune analisi e verificare gli effetti dell’introduzione di un gene di una proteina insetticida, la lectina, nelle cellule delle patate.

I topi sottoposti a sperimentazione trattano le patate transgeniche come corpi estranei.

In Australia, nel 2005, alcuni ricercatori vogliono rendere i piselli più resistenti agli attacchi di un parassita e innestano un gene del fagiolo.

Tuttavia, i topi nutriti con i piselli così modificati sviluppano infiammazioni e allergie e la sperimentazione viene interrotta.

Un interrogativo che si fanno i ricercatori è il seguente: ma esiste un pericolo di contaminazione? In Messico, e siamo nel 2001, l’anno dell’attentato all’Occidente con il crollo delle Torri Gemelle, la analisi effettuate su diversi campioni di mais convenzionale rivelano tracce di dna transgenico proveniente dal mais OGM degli Stati Uniti.

La ricerca scientifica più accurata rimane quella dei primi anni Novanta della Food And Drug Administration degli Stati Uniti. Viene tenuta segreta finché non si scatena una battaglia legale, che negli Stati Uniti è un affare serio.

Sono passati più di 20 anni e questa ricerca andrebbe aggiornata, anche perché nel frattempo la scienza ha fatto progressi non trascurabili.

Si tratta comunque di un dossier di 44mila pagine, dove si segnala che la bioingegneria, alterando l’attività cellulare, può condurre alla produzione di tossine inaspettate, allergeni e sostanze cancerogene. Ma è ancora così?

Meno di un mese fa, il senatore a vita Elena Cattaneo, docente di biotecnologie all’Università di Milano, ha dichiarato esplicitamente che “gli OGM non sono dannosi per l’ambiente e non attentano alla sicurezza alimentare”.

Nel 2003 l’Unione Europea approva i nuovi regolamenti sulla commercializzazione di alimenti e mangimi GM.

Sono previste soglie di tolleranza al di sotto delle quali non è obbligatorio etichettare la presenza di OGM negli alimenti e nei mangimi (0,9% per gli OGM autorizzati nell’UE e 0,5%, addirittura per quelli “non autorizzati”).

L’Unione europea consente pertanto l’importazione degli OGM e coi nuovi regolamenti è prevista la possibilità di “coesistenza” tra coltivazioni transgeniche, biologiche e tradizionali.

Le frontiere si aprono il 1° gennaio 2004, con l’autorizzazione alla commercializzazione del Mais Bt 11, prodotto dalla Syngenta.

Facciamo un salto di 10 anni e arriviamo a oggi. Pochi giorni fa il Tar del Lazio ha confermato la validità del decreto che vieta la semina in Italia di organismi geneticamente modificati.

Un decreto del 2013 a firma De Girolamo, Orlando e Lorenzin (all’epoca ministri dell’Agricoltura, dell’Ambiente e della Salute) contro il quale cercò di schierarsi Giorgio Fidenato, agricoltore friulano.

Le motivazioni sono legate al fatto che la Commissione europea ha più volte ribadito che non è possibile sottoporre ad autorizzazione nazionale le varietà che sono regolarmente iscritte nel catalogo comune europeo, come il mais MON 810.

Il Tar del Lazio, invece, ha confermato la validità del decreto.

Inevitabilmente, il potere rende prudenti. Alla fine di febbraio, quando viene nominato ministro delle Politiche agricole Maurizio Martina, Franco Scaramuzzi il presidente dell’Accademia dei Georgofili (la più antica accademia del mondo che si occupa di agricoltura) gli augura buon lavoro. Spera che mantenga una posizione di apertura, “equilibrata e senza pregiudizi” nei confronti degli OGM, come lo stesso Martina, da sottosegretario, ha già manifestato.

Invece, che fa il ministro Martina appena uscita la sentenza del Tar? Si affretta a difendere il decreto che di fatto blocca gli OGM in Italia.

Prima ho citato i guelfi e i ghibellini, e allo vediamo come la pensa la Chiesa. Siamo proprio alla vigilia di un’enciclica sull’ambiente di Papa Francesco.

Il Papa che viene dalla fine del mondo e cioè da uno dei più importanti Paesi produttori di soia transgenica.

Qual è l’atteggiamento del Vaticano, così chiuso nei confronti del divorzio, della contraccezione, non parliamo dell’aborto?

Ebbene, per la moltiplicazione dei pani e dei pesci la Chiesa dice che vanno bene anche gli OGM. Non è una posizione nuova, se ne parla ormai da alcuni anni, anche se qualche giornalista ha voluto aprire eccessivamente la manopola del gas.

Il Vaticano salute con favore gli OGM, “per combattere la fame nel mondo, purché non si trasformino in un’attività speculativa e non danneggino le colture tradizionali, soprattutto nel continente africano”.

Ora vedremo quali saranno gli sviluppi nell’enciclica verde di Papa Francesco.

Nell’attesa, avanti con le contrapposizioni.