ISLAM OGGI

Magdi Cristiano Allam

“Islam, siamo in guerra” è l'ultimo libro di Magdi Cristiano Allam, che nella parte bassa della copertina riporta: “Grazie alle vostre leggi democratiche vi invaderemo: grazie alle nostre leggi religiose vi domineremo”. Basterebbe questo per sintetizzare la relazione “Islam oggi” che il sessantaquattrenne giornalista-scrittore di origine egiziana (cittadino italiano dal 1986, musulmano per 56 anni, convertito al cattolicesimo nel 2008, ma dissociato dalla Chiesa nel 2013 per la sua legittimazione dell'Islam) ha tenuto all'Aquila Nigra per il nostro club, protetto dalla scorta che lo Stato italiano gli ha messo a disposizione.

Se ne ha una precisa conferma scorrendo semplicemente i titoli dei capitoli: La terza guerra mondiale; Homo islamicus; L'islam è fisiologicamente violento; il suicidio dell'Occidente che odia se stesso; L'Occidente è la Mecca del terrorismo islamico; Moschea-mania, L'islamizzazione dell'Italia; Conquisteremo Roma!; Invasione di clandestini e islamizzazione demografica; La resa della Chiesa all'islam; La coerenza con la mia fede interiore.

Secondo Allam si può arrivare alla verità solo se si è uno spirito libero, privo di pregiudizi e in grado di distinguere tra persona e religione. La persona dovrebbe essere messa sempre al centro e dovrebbe essere valutata per i suoi atti. Invece oggi – a suo parere – ci siamo autoimposti la sospensione dell'uso della ragione, legittimando come religione positiva l'Islam, che applica il principio della responsabilità collettiva al posto di quella individuale (innescando di conseguenza la miccia del terrorismo). A tale proposito ha citato le stragi di Parigi, che hanno indotto Hollande e il capo del Pentagono a commentare che “siamo in guerra” e persino il Papa ad esprimere l'impressione che addirittura sia già in atto “la terza guerra mondiale”. Più cauta, invece, l'Italia, che preferisce parlare di terrorismo. A tale proposito, Allam aggiunge e sottolinea che gli autori sono tutti terroristi islamici con cittadinanza europea, così come i “foreign fighters” (i combattenti stranieri), a conferma del fallimento della politica della Gran Bretagna che aveva puntato sul multiculturalismo, spingendosi a concedere nel proprio territorio leggi diverse dalle proprie (persino la sharia, che pone la donna in una posizione di totale inferiorità rispetto all'uomo). Ma, se è stato fallimentare il multicultularismo, il relatore non ha nemmeno preso in esame l'ipotesi dell'integrazione, limitandosi ad osservare che si è rivelato altrettanto utopistico “l'assimilazionismo della Francia, dove i musulmani spadroneggiano”.

La religiosità cristiana del mondo occidentale sembra essere in calo, mentre quella degli islamici viene descritta (da tutti) come ferma e in costante espansione. Eppure il relatore ha citato due dati interessanti (che però non ha approfondito,nemmeno nel successivo dibattito, in cui ha solo sfiorato il tema delle possibili differenze tra religione, cultura e tradizione): i musulmani che frequentano le moschee sono solo l'8% in Italia e il 20% nei Paese islamici. Nessuna ricetta, da parte dello scrittore, su “che fare” con i musulmani europei, cui rivolge comunque una sorta di consiglio: “devono, da noi, anteporre la ragione al cuore”. “Su un punto – aggiunge - dovremmo essere tutti d'accordo: sulle leggi laiche dello Stato, che dovrebbero essere uguali per tutti i cittadini di quello Stato”.

Per quanto riguarda i problemi attuali, il relatore ha fatto notare che l'Italia è l'unico Stato al mondo a non usare la parola clandestinità, preferendo quelle di “migranti” o di “richiedenti asilo”. In ogni caso, a suo parere è fondamentale che in Europa non si arrivi ad avere una presenza consistente della realtà straniera.

Nel dibattito si è parlato anche di Mediterraneo, che ormai è stato egemonizzato dall'Islam. Un Paese basilare è però l'Egitto, che è dotato di un esercito molto forte e in grado di contrastare il pericolo Isis. Il caso Regeni è ancora aperto ed è giusto non fermarsi, ma in ogni caso l'Italia non può permettersi di cambiare la politica nei confronti dell'Egitto. Secondo Allam, la prospettiva dell'Europa nei confronti del Mediterraneo, alla luce dei gravissimi errori commessi da Paesi europei, dovrebbe mirare a favorire governi laici (nonostante il fallimento delle “Primavere Arabe”).