VISITA ALLA BIBLIOTECA TERESIANA

con il Responsabile del Servizio Biblioteche del Comune di Mantova,  Cesare Guerra

e

 VISITA ALLA MOSTRA "CIBI DALL'ALTRO MONDO. ALIMENTI E SPEZIE DALLE AMERICHE E DALL'ASIA"

con la curatrice della mostra, Francesca Ferrari

 

Erminio Araldi (Presidente del RC Mantova) e Cesare Guerra

 

Erminio Araldi con Francesca Ferrari

 

Francesca Ferrari, Erminio Araldi e Cesare Guerra

 

BIBLIOTECA TERESIANA

La Biblioteca Teresiana è una biblioteca storica, fondata a Mantova dall'imperatrice Maria Teresa d'Austria nel 1780.

Ex Collegio Gesuitico

La Biblioteca ha sede nell' ex collegio della Compagnia di Gesù.

I gesuiti, preposti alla formazione superiore e universitaria delle classi dirigenti della città, si insediarono a Mantova nel 1584, col favore e l'appoggio del duca Guglielmo Gonzaga e della moglie Eleonora d'Austria, e operarono fino alla soppressione dell'Ordine avvenuta nel 1773.

Il complesso architettonico appartenente ai gesuiti occupava l' intero isolato compreso fra via Roberto Ardigò, via Pomponazzo, via Dottrina Cristiana.

L'adiacente Palazzo degli Studi (Mantova) fu fatto costruire dai gesuiti tra il 1753 e il 1763, su disegni dell'architetto bolognese Alfonso Torreggiani, come nuova residenza per il Ginnasio, che sarà denominato poi dagli austriaci Regio Arciducale Ginnasio (oggi Liceo Virgilio). In origine l'uso della Biblioteca era destinato soprattutto ai docenti e agli studenti del Ginnasio.

Gli edifici appartenuti al convento, dal 1883 furono occupati dall'Archivio di Stato di Mantova.

Fronteggia l'ex collegio gesuitico il Palazzo dell'Accademia, sede dal 1562 degli accademici mantovani e ora dell'Accademia Nazionale Virgiliana.

Nell'insieme questi palazzi costituiscono la città degli studi di Mantova.

Sale teresiane

Gli ambienti destinati alla Biblioteca furono due grandi sale poste al primo piano e riadattate su progetto dell'architetto veronese Paolo Pozzo. In onore dell'imperatrice furono chiamate prima e seconda teresiana. Le grandi scaffalature in noce, inizialmente realizzate solo per la prima sala (nella seconda verranno installate nel 1818) si ispiravano allo stile di Fischer von Erlach, architetto della Hofbibliothek di Vienna (1726).

Storia

L'Imperial Regia Biblioteca di Mantova fu aperta al pubblico il 30 marzo 1780.

L'imperatrice Maria Teresa d'Austria aveva varato un vasto programma di laicizzazione e riforma delle istituzioni culturali ed educative e la fondazione della Biblioteca ne rappresentava una tappa importante. La Biblioteca fu, in origine, Museo Antiquario e Biblioteca dell'Accademia di scienze e belle lettere, per cui sopravvivono in essa piccole sezioni di oggetti d'arte.

ll primo nucleo di volumi della Biblioteca proveniva dalla biblioteca del Collegio Gesuitico, da quella dall'Accademia, dalle librerie del soppresso convento dei carmelitani (1783), da donazioni e lasciti di privati.

Furono acquisiti duplicati di volumi delle biblioteche di Vienna, di Cremona e dalla Biblioteca nazionale braidense.

Durante il periodo francese la Biblioteca si arricchisce di manoscritti e volumi provenienti da vari conventi. Nel 1823 i volumi depositati nella Biblioteca erano circa 40.000.

Agli inizi del '900 il numero dei volumi arrivò a circa 120.000.

Nel 1930 avvenne l'acquisizione della biblioteca della Comunità ebraica di Mantova.

Nel 1952 il patrimonio di volumi ammontava a 200.000.

Interventi di ristrutturazione

Biblioteca digitale[modifica | modifica wikitesto]

La Biblioteca Teresiana possiede un cospicuo patrimonio digitalizzato, costituito da circa 350.000 immagini consultabili in rete:

 

MOSTRA

"CIBI DALL'ALTRO MONDO. ALIMENTI E SPEZIE DALLE AMERICHE E DALL'ASIA"

 

Come ha spiegato la curatrice Francesca Ferrari, sono arrivate in Europa nuove varietà botaniche che hanno definitivamente modificato gli usi alimentari europei e sono stati ingenerati profondi mutamenti nell'economia mondiale.

Nuove rotte commerciali furono infatti sperimentate e potenziati i flussi già attivi, ponendo le basi per lo sviluppo di connessioni intercontinentali che rappresentano i prodromi del mondo globalizzato contemporaneo.

La mostra "Cibi dall'altro mondo. Alimenti e spezie dalle Americhe e dall'Asia" è stata presentata  dalla curatrice Francesca Ferrari.  L'esposizione, attraverso una selezione di testi del XVI-XVIII secolo, offre la testimonianza di come le nuove specie alimentari si siano progressivamente diffuse in Europa, in alcuni casi quali oggetti di studio, nei principali orti botanici, ed in altri siano state direttamente introdotte nel ciclo alimentare, fino a diventare elementi di caratterizzazione di tradizioni culinarie locali.

Le tre sezioni della mostra ricreano il percorso della "scoperta" del Nuovo Mondo e del "traffico botanico" che ne conseguì, il cosiddetto columbian exchange.

Attraverso atlanti geografici sono illustrate le nuove rotte percorse dai mercanti e il progressivo perfezionamento delle rappresentazioni geografiche dei territori scoperti; cronache di viaggio coeve riportano al lettore contemporaneo la rivelazione dell'incontro con il diverso: civiltà e habitat sconosciuti. Tra i testi più significativi compaiono la Historia del Mondo Nuovo di Girolamo Benzoni (1572), la Historia naturale e morale delle Indie di Josè Acosta (1596) e il Delle navigationi et viaggi di Giovan Battista Ramusio (1606).

La seconda sezione è costituita da erbari e testi di botanica che presentano le prime descrizioni delle specie introdotte: si sviluppa infatti, nel corso del XVI secolo, un nuovo interesse verso lo studio botanico, grazie appunto al grande afflusso di piante "peregrinae". Si assiste quindi ad un rapido passaggio delle rappresentazioni botaniche, da immagini schematiche, tipiche della tradizione medievale, a raffigurazioni realistiche risultanti da un'osservazione diretta e personale della natura, giungendo così ad un definitivo cambiamento di paradigma interpretativo.

Testi quali il De Historia stirpium commentarii Insignes di Leonard Fuchs (1543), la Historia plantarum universalis di Johann Bahuin (1650), Catalogus plantarum di Jan Commelin (1702) indagano le caratteristiche costitutive delle specie: mais, patata, pomodoro, cacao, cocco, banane, oggi in uso in tutte le cucine mondiali.

Infine, la terza sezione illustra le modalità di coltivazione di queste specie e la loro progressiva comparsa nei ricettari del XVI e XVII secolo, radicandosi progressivamente negli usi locali dando luogo a una vera e propria rivoluzione culturale e gastronomica.