"Barriere Architettoniche a Mantova: riusciremo a eliminarle?"

Arch. Sebastiano Marconcini

Il relatore e il Dott. Renzo Tarchini (Presidente del RC Mantova)

 

Il Prof. Arch. Carlo Peraboni e l'Arch. Sebastiano Marconcini

 

Il Dott. Renzo Tarchini, il Past Governor Omar Bartoletti

 e l'Assessore comunale ai Lavori Pubblici Dott. Nicola Martinelli

 

Il Prof. Carlo Peraboni e il relatore

 

 

Nell’ambito del progetto del nostro club mirante all’eliminazione delle barriere architettoniche a Mantova, si è tenuta al Ristorante Aquila Nigra una conviviale incentrata sulla relazione dell’architetto Sebastiano Marconcini, autore nel 2014 di una tesi di laurea magistrale in Architettura tenuta con il Prof. Carlo Peraboni nel polo virgiliano del Politecnico di Milano sul tema “City for all. Alla ricerca di nuove relazioni fra città, progetto e persone”, ammesso poi con borsa di studio al Dottorato presso la stessa sede universitaria con una ricerca sull’accessibilità e l’inclusione. La relazione è stata poi integrata con gli interventi programmati del Prof. Carlo Peraboni e del Dott. Nicola Martinelli, assessore ai Lavori Pubblici del Comune di Mantova. Tra gli ospiti del club era presente anche il Past Governor Omar Bartoletti.

Il Presidente Tarchini Tarchini ha introdotto l’argomento della serata ricordando che già il Club Lyons Barbara Gonzaga aveva proceduto ad un censimento delle barriere architettoniche.

Secondo l’Arch. Marconcini diverse trasformazioni che si stanno verificando nella società contemporanea hanno portato ad una nuova consapevolezza del ruolo nell’ambiente costruito sul benessere delle persone. In tal senso, assume particolare importante il tema dell’accessibilità. Ancora oggi, molte città non sono in grado di garantire pari opportunità nella fruizione dei propri spazi. In particolare, quanto appena detto è significativo in riferimento ai contesti storici italiani, di cui Mantova è un perfetto esempio.

La questione è complessa in quanto essa non riguarda solo la disabilità motoria, ma anche quelle sensoriale e cognitiva; le parole-chiave sono accessibilità e inclusività, non solo dal punto di vista fisico, bensì anche culturale.

L’accessibilità prevede formazione, comunicazione, cultura, partecipazione. Ci sono interventi possibili e utili anche da parte dei singoli cittadini, come la collocazione delle biciclette e dei sacchetti dell’immondizia. Per questo la sensibilizzazione è molto importante anche in relazione al ruolo di Mantova come città Unesco, il che significa luogo di identità e risorsa da far agire. La stessa architettura non è contemplazione, perchè è nata per l’uomo e ha una forte valenza sociale. Ma non va dimenticata l’importanza economica della questione, come per esercizi pubblici, musei ecc. E’ necessaria una visione sistemica e sinergica del problema.

Per questo è necessario un cambiamento, affinché l’accessibilità rappresenti un requisito, e non più un’opzione, del progetto. La progettazione deve tornare a porre al centro della sua attenzione il rapporto tra uomo ed ambiente costruito. Passaggio fondamentale in questa direzione è conoscere e comprendere per chi si progetta, le persone, che non devono più essere classificate in categorie predeterminate, ma rientrare in un insieme aperto ed in continua evoluzione, l’utenza reale. Serve spostare l’attenzione dalle caratteristiche fisiche ai bisogni delle persone.

È importante riconoscere come l’accessibilità richieda un nuovo approccio al progetto. Si è già parlato dell’importanza ricoperta dallo sviluppo di una prima fase conoscitiva, la quale deve essere ottenuta anche attraverso l’esperienza diretta, affinché l’azione progettuale dia le opportune risposte. Inoltre, è necessario valutare l’importanza di azioni contingenti di carattere gestionale nello sviluppo dell’accessibilità, le quali si rendono necessarie per garantire l’efficacia degli interventi di progettazione inclusiva adottati.
Il caso studio di Mantova, in particolare l’importante asse storico definito “Via del principe”, consente di verificare come un approccio contemporaneo, che tenga conto degli aspetti precedentemente accennati, non solo offra nuove opportunità per favorire l’inclusione delle persone con disabilità nelle città storiche. Questo permette anche di valorizzare il patrimonio storico-culturale stesso, riscoprendo la definizione Unesco di “patrimonio mondiale appartenente a tutte le persone […]”, luogo ideale dove a chiunque è permesso di partecipare produttivamente e positivamente alle opportunità che una città ha da offrire. 
In conclusione, la risposta alla domanda del titolo è: sì; non solo è un dovere sociale, ma scopriremo quanto l’accessibilità sia una opportunità per tutti.
Secondo l’assessore Martinelli manca ancora una visione completa sul tema, soprattutto perché non è ancora stato approvato dal Comune il Piano di Eliminazione delle Barriere Architettoniche (che per legge era stato introdotto nel 1989). “Ma – ha promesso – prima o poi ci arriveremo, almeno per gran parte della città. Finora sono stati fatti interventi parziali. Per il momento sono in programma accorgimenti ben precisi, ad esempio per l’abbassamento totale del dislivello dei marciapiedi rispetto alla strada in Corso Vittorio Emanuele e per l’introduzione di segnali e avvisi ai turisti disabili tramite nuove tecnologie”.
A sua volta Palazzo Te dovrà diventare un modello di accessibilità.

Il Prof. Peraboni ha sottolineato la vastità del tema, di fronte al quale non bisogna avere l’alibi della crisi: al contrario è proprio nei momenti di trasformazione che bisogna avere e costruire un terreno solido. “La città – ha osservato - è fruibile anche grazie alla comunicazione e l’accessibilità è fondamento dell’attività pubblica”.

Lo stesso docente del Politecnico si è impegnato a fornire già a partire dai prossimi mesi, tramite lavori che proporrà ai suoi studenti, interessanti soluzioni che potrebbero essere utilizzate, almeno per alcuni percorsi, per il PEBA comunale necessario in un’ottica di programmazione e di sistematicità degli interventi : piano che il suo collega Prof. Longheu, socio del nostro club, ha definito “madre di tutte le battaglie”, con piena condivisione dello stesso assessore.

E’ intervenuto il socio Capilupi che ha ricordato l’attuale progetto del club sull’eliminazione delle barriere architettoniche, progetto che dovrebbe partire di concerto con il  Politecnico di Milano. Lo stesso Capilupi ha poi citato il riferimento a un recente incidente, dovuto ad un pilomat non adeguatamente segnalato, per di più ripetutosi a distanza di anni, per cui ha raccomandato tempestività negli interventi del Comune.

Il socio Paladini ha sottolineato che anche gli anziani e per esempio i fratturati necessitano di accessibilità,  aggiungendo un appello all’educazione, che riguardi plateatici, parcheggi e immondizie.

Infine l’assessore Martinelli ha ammesso che, nella città dell’acqua, manca anche proprio un piano per le acque; analogamente manca il PEBA. “Ma bisogna provvedere”, ha promesso.