Lo stato dell’economia italiana

dott. Roberto Colaninno

 

 

Dott. Roberto Colaninno e Rag. Gian Paolo Tosoni (Presidente del RC Mantova

 

La relazione del dott. Colaninno segue la presentazione che ne evidenzia la importante storia nell’ambito dell’industria italiana e tocca due livelli di problemi, il primo nazionale, il secondo internazionale.

Sul primo, l’accento viene messo sul debito pubblico che va recuperato e adeguato alle richieste europee entro il 2015. Vanno diminuite le spese correnti e va aumentato il PIL, saranno probabilmente necessarie anche delle manovre aggiuntive.

Sul secondo, il relatore passa in rassegna i paesi, emergenti e non, sul piano economico, da Occidente verso Oriente e di nuovo in Occidente, per dimostrare che una serie di paesi non sono agganciabili dall’economia italiana, mentre altri lo potrebbero essere. Tra questi ultimi il Sud America e i paesi del Sud del Mediterraneo fino all’Iran e all’Irak. Invece in un’Europa dominata da Francia e Germania le possibilità italiane sul piano industriale sono esclusivamente di supporto.

Intervengono Tosoni e Lai, il primo sul ruolo della politica, il secondo sul management italiano. Colaninno riprende alcuni temi della relazione ed introduce altre considerazioni, per esempio la necessità di avere un atteggiamento molto severo a livello governativo sulla evasione fiscale. Sul management effettivamente è necessaria una nuova apertura alla  realtà economica mondiale profondamente mutata.

Il secondo giro di interventi riguarda Bonfatti Paini e Maccari, la prima sull’Africa e sugli interventi che dovrebbe fare un ministro dell’economia, il secondo sul rapporto fra mondo imprenditoriale e sindacati, sui contratti nazionali collettivi, sulla impreparazione delle imprese italiane ad affrontare i mercati esteri.

Colaninno distingue fra Africa del Nord e quelle del Centro e del Sud. L’Africa ora è terra di conquista degli Asiatici e saranno necessari molti decenni perché possa dialogare alla pari con i paesi sviluppati. Un ministro dell’economia poi dovrebbe fare quello che già era implicito nella relazione. Quanto ai sindacati li considera una grande istituzione, tuttavia non più adeguati alla nuova realtà internazionale che richiede nuove sintesi. Le piccole imprese sono una realtà italiana con pregi e difetti.