"La nuova politica agricola comunitaria

 

Onorevole Paolo De Castro

Presidente della Commissione Agricoltura e Sviluppo Rurale del Parlamento Europeo e già Ministro delle Politiche Agricole

 

 

Il Presidente del RC Mantova presenta il relatore

 

 

 

Il relatore (On. Paolo De Castro) e il Rag. Gian Paolo Tosoni (Presidente del RC Mantova)

 

 

Il Presidente Tosoni ha presentato il relatore, mettendone in risalto le attività accademiche (tra le altre, le docenze presso l’Università di Bologna nei campi dell’economia, della politica agraria e della veterinaria) nonché le attività politiche in campo nazionale (3 volte ministro dell’agricoltura) ed in campo comunitario. Gli ha quindi dato la parola.


Il relatore è entrato in argomento fornendo ai presenti una informazione quasi provocatoria: tutti pensano che l’agricoltura europea sia pesantemente sovvenzionata; se si confrontano però le sovvenzioni europee con quelle degli altri paesi sviluppati, emerge che gli Stati Uniti, nello scorso anno, hanno distribuito più di 100 miliardi di $ ai loro agricoltori: un 40% in più di quanto spende l’intera CEE.
Tenendo conto del numero degli agricoltori, si fa presto a calcolare che l’intensità di sovvenzionamento negli USA è cinque volte quella europea. Volendo fare il confronto con il Giappone, si rileva che i giapponesi spendono più o meno quanto l’Unione Europea – ma la loro popolazione è un terzo della nostra.
Quanto sopra per sfatare il mito che solo l’agricoltura comunitaria sia assistita: tutti fanno la stessa cosa. Perché? I motivi sono parecchi, ed il parlamento europeo, che ha recentemente acquisito un potere enorme (una volta il consiglio decideva tutto, ma ora consiglio e parlamento devono entrambi dare il proprio consenso alle decisioni –in pratica, sono diventati parte di un sistema bicamerale) deve tenerne conto, perché si tratta di somme colossali. In effetti il parlamento europeo sta dedicando un sacco di tempo alla definizione di una politica agricola
Circa il 40% del bilancio europeo va all’agricoltura, in quanto sono gli agricoltori che si occupano della gestione del territorio; se non ci fossero loro, bisognerebbe assumere qualcuno che tenga l’ambiente in ordine ed anche questo sarebbe terribilmente costoso.
Fra l’altro, anche le modalità di trasferimento di fondi all’agricoltura stanno cambiando per motivi di trasparenza. Fino ad oggi, gli agricoltori hanno percepito soldi sulla base di un insieme di regole “storiche” (ossia, si davano soldi agli agricoltori perché vendessero i loro prodotti sul mercato); d’ora in poi i soldi verranno dati perché gli agricoltori tengano comportamenti congrui con gli obiettivi della CEE (ad esempio, che si comportino in modo da salvaguardare l’ambiente).
I nuovi criteri sono ora in corso di definizione; ne deriverà un enorme cambiamento dell’Unione Europea. A seconda dei criteri che verranno adottati, ci saranno paesi che saranno avvantaggiati e paesi che saranno danneggiati; si prospetta un lavoro colossale per gli organismi comunitari che dovranno dirimere le controversie. Ci sono già stati attriti molto vivaci tra rappresentanti della Francia e della Polonia.
Per di più stanno manifestandosi tensioni nel mercato globale dei prodotti agro alimentari, i cui prezzi, fin dagli anni ’90 sono sempre andati calando (da qui tutte le varie forme di contingentamento, come le ben note “quote latte”). Adesso, invece, i prezzi stanno crescendo. E’ l’effetto dell’aumento del reddito pro capite dei cittadini dei paesi in via di sviluppo. E’ un aumento molto piccolo, ma sufficiente ad innescare un aumento della domanda di prodotti alimentari dell’ordine del 4 – 4,5 % l’anno. Anche l’offerta di prodotti alimentari sta crescendo, ma solo del 2% l’anno.
Per mantenere l’esempio dato dai prezzi del latte, essi sono ormai passati dai 20 centesimi al litro ai 30 centesimi; si è avviata una curva di crescita che difficilmente si arresterà.
Gli esportatori di prodotti alimentari tenderanno sempre più a tutelare i loro mercati interni, dando luogo a fenomeni come il blocco russo delle esportazioni di cereali (tempo fa’ l’ha fatto anche l’Argentina).
Ancora più allarmante è l’acquisto di enormi superfici agricole da parte di paesi stranieri, come quello recentemente realizzato dalla Cina, che ha comprato 45 milioni di ettari di terreno coltivabile in Africa, sottraendolo agli africani (è una superficie pari a tre volte quella dell’Italia!).
Molti paesi che erano esportatori netti sono oggi diventati importatori (Russia, USA, Argentina….). Restano ancora esportatori (per pochi anni, presumibilmente) il Brasile e tutta l’Africa.
Il problema della sicurezza alimentare sta imponendosi in tutto il mondo (con l’eccezione dell’Italia, dove parlarne è tabù). I problemi su cui si discute riguardano come utilizzare i terreni aridi e, più in generale , su come aumentare la produzione di prodotti alimentari. Nel giro di poche decine d’anni questi problemi (che oggi stiamo trascurando) si imporranno, ed allora….altro che riscaldamento globale!.
E’ chiaro che la CEE deve mettere a punto una politica agricola comune, cominciando dal sensibilizzare la società a questi problemi in modo che tutti si convincano che è il caso di spendere le colossali cifre che saranno necessarie.
Il dibattito sulle politiche agricole verrà lanciato fra poco e, per noi, il primo problema sarà riuscire a resistere alle pressioni che sui nostri rappresentanti verranno esercitate dai rappresentanti di altri paesi. Purtroppo negli ultimi anni abbiamo smantellato buona parte dei sistemi di sostegno all’agricoltura nazionale ed in particolare le quote latte, confidando nel principio liberistico della forza del mercato. Ora che le quote latte non ci sono più, altri paesi (che per le quote latte ci criticavano aspramente) stanno valutando se introdurre o meno meccanismi simili.
Noi abbiamo 72 deputati in Europa; la loro sensibilità ai problemi agricoli è però molto minore di quella dei deputati francesi o spagnoli o portoghesi. Un buon coordinamento tra i nostri rappresentanti nel parlamento e nel consiglio dovrebbe comunque consentirci di fornire ai nostri agricoltori quel supporto che si aspettano da noi.

 

Conclusa la relazione (applauditissima), il Prof. Di Castro si è detto pronto a rispondere ai quesiti dei presenti.
Le domande hanno riguardato il riarrangiamento delle sovvenzioni e gli effetti negativi su chi ne verrà privato; se e quale livello di sostegno verrà fornito dalla Comunità contro la concorrenza sleale di paesi extraeuropei; se e quanto verrà conservato delle normative attuali ("la Comunità è fermamente intenzionata a non conservare nulla"); se e quanto ci si potrà giovare della normativa sulle etichettature ("poco, perché le leggi nazionali che abbiamo varato non saranno applicabili a livello europeo, e nella fase di definizione delle normative europee l’azione dell’Italia è stata molto carente e soprattutto male indirizzata: si è puntato più ad avere begli articoli sui giornali piuttosto che cercare di ottenere una buona legge che ci avrebbe giovato in futuro").