L'analisi della primavera araba a un anno di distanza

(Dott. Enrico Granara, diplomatico)

 

Dott. Enrico Granara e Dott. Rolando Paladini (Presidnete del RC Mantova)

Note sul relatore: Enrico Granara, 56 anni è nato ad Asmara, in Eritrea da padre ligure e madre mantovana. Dopo gli studi liceali ad Asmara e quelli universitari a Padova, seguiti da una breve esperienza nel settore privato, nel 1983 accede per concorso alla carriera diplomatica. La sua esperienza consolare e commerciale all'estero lo ha portato a Maputo (Mozambico); a Grenoble (Francia); a Gedda (Arabia Saudita); a Città del Messico come consigliere e vice capo missione, quindi a Chicago, come console generale. Ed è da Chicago, nel 2001, che si fa promotore del gemellaggio tra Madison (Wisconsin) e la città di Mantova.
Rientrato a Roma nel 2003, ha prestato servizio alla Cooperazione allo sviluppo, poi alla Presidenza del Consiglio, e per 3 anni al sindacato autonomo della carriera diplomatica. Dal 2008 al 2011 è stato ambasciatore in Kuwait e al suo rientro, 7 mesi fa, è stato assegnato al Ministero della Difesa, come consigliere diplomatico al Centro Alti Studi per la Difesa.
Sposato con Federica Ragazzini, ha due figlie (22 e 20 anni) che vivono a Londra. Divide lo scarso tempo libero tra lo studio dell'arabo e del genovese. Ama la buona cucina (italiana, messicana e quella speziata in generale) e i buoni libri.

In sintesi, i temi trattati nell'incontro: Le rivolte dello scorso anno contro i regimi arabi e la pressione dal basso di masse di giovani senza prospettive. Tra i pochi paesi non coinvolti il Libano, che tra l'altro ha una componente cristiana ancora influente e che è un importante tramite fra mondo arabo e Occidente. Le rivoluzioni di un anno fa erano prevedibili, soprattutto in Egitto, e il malcontento si è diffuso attraverso i social network. Nei paesi arabi si è spesso votato, ma almeno finora i risultati sono stati preordinati. Non si tratta semplicemente di dittature, ma di sultanati in varie forme, come nel caso della Libia di Gheddafi, dove prevale un forte potere personale e di clan. Manca la divisione dei poteri, e in particolare non è indipendente il potere giudiziario e dove è indispensabile portare gli apparati di polizia  sotto il controllo di una vera autorità civile. Uno studio di Harvard mostra la correlazione tra i califfati post-Maometto e il deficit di istituzioni civili, a loro volta premessa per la democrazia. L'Arabia saudita si configura come un modello autocratico. Diverso è il caso di altri paesi musulmani, ma di altra area, come l’Indonesia o la Mongolia. Elemento che ritarda lo sviluppo democratico è anche il petrolio, ma rimane centrale la questione degli effetti sulle istituzioni della conquista araba dei primi secoli. Ora nel parlamento egiziano sono presenti rappresentanti del popolo, mai presenti in precedenza, ma perdurano contrasti religioso-politici che non consentono il superamento della fortissima crisi economica (tra cui l'economia del turismo). La Tunisia invece è il paese che ha le istituzioni più simili a quelle europee, con donne emancipate fin dall’800, ma ora, con l’affermarsi dei Fratelli Musulmani e dei Salafiti, ritorna la partizione della figura femminile tra donne che portano il velo o vestono l’abito tradizionale e  le altre.

 

 

Abu Dhabi

 

Abu Dhabi 3 novembre 2011

 

Carta politica dell'Iran

 

Il Medio Oriente dal satellite : Delta del Nilo

 

mappa rovesciata

 

mappa politica del Medio Oriente

 

tempesta di sabbia nella penisola araba