“La cronaca nera e giudiziaria attraverso i mass media “

Cristiana Lodi, giornalista e scrittrice

 

La relatrice e il Presidente del RC Mantova (Rag. Gian Paolo Tosoni)

La cronaca nera e giudiziaria attraverso i mass media la relazione di Cristiana Lodi, attualmente collaboratrice di Bruno Vespa a Porta a porta, ma da più di 10 anni nella carta stampata e nella TV come cronista giudiziaria e autrice di alcuni libri sul tema.

Cristiana Lodi ha presentato le caratteristiche odierne del giornalismo investigativo, molto cambiato da quando all’interno dell’attività è stata introdotta la prova scientifica. Gli investigatori non si basano sulle ricerche tradizionali, ma su prove di altro tipo come il riconoscimento del DNA o la lettura dei tabulati telefonici, non sempre in grado di dare una soluzione incontrovertibile, nonostante il loro carattere oggettivo. Qualche critica è stata mossa anche al lavoro dei P.M. e alla frequente conflittualità fra polizia e carabinieri.

Ha poi fatto una carrellata sui delitti più seguiti dall’opinione pubblica negli ultimi anni, dal delitto di Brembate a quello di Garlasco, di Perugia, di Erba, di Novi Ligure, notando come avvengano prevalentemente al Nord, in famiglie normali. Di fronte a questi episodi spesso la carta stampata dà informazioni concordate, che non corrispondono all’effettivo stato delle indagini.

Molte le richieste di chiarimento o i rilievi all’insieme delle problematiche presentate. Tosoni ha richiamato l’attenzione sul serial killer Stevanin, Carla Tamburrini ha chiesto la motivazione della maggior presenza al Nord dei delitti. La relatrice ha parlato di noia, ma Piero Pacchioni ha aggiunto la componente della mancanza di controllo sociale, più vivo al Sud, dove però c’è omertà, come nel caso della scomparsa dei bambini Ciccio e Tore. Gobbi ha chiesto chiarimenti sull’uso dei cani molecolari nel delitto di Brembate. Bonfatti Paini ha sottolineato la gravità della omologazione della informazione. Bonora ha precisato che per parlare di maggiore incidenza al Nord bisogna possedere dei dati riscontrabili e si è chiesto se non siano i mass media ad alimentare la propensione al delitto con il tipo di informazione che forniscono.