Memorie da un quotidiano:

ovvero il futuro dell’ informazione sulla carta stampata

 

Dott. Bruno Manfellotto

 

RC Mantova, 15 febbraio 2010

 

 

 

 

Il Dott. Bruno Manfellotto e l'Avv. Fausto Amadei (Presidente del RC Mantova)

 

Il Dott. Bruno Manfellotto, Direttore Editoriale dei Quotidiani locali del Gruppo Espresso e già Direttore della Gazzetta di Mantova; è stato ospite lunedì sera del Rotary Club Mantova per trattare il tema: “Memorie da un quotidiano: ovvero il futuro dell’ informazione sulla carta stampata”.

 

Numerosi i flash per descrivere la sua precedente esperienza nella nostra provincia.

 

 “Si ricordi – gli aveva suggerito affettuosamente un autorevole personaggio virgiliano nel giorno del suo esordio – che a Mantova una notizia è vera solo quando è uscita sulla Gazzetta”. Come dire: “Prima di pubblicare una cosa, pensaci. Questo giornale scandisce la vita della città”.

 

Tra i tanti spunti, un suo giudizio sulla stampa: “I giornali non vengono fatti per nascondere le cose, ma per raccontarle. In modo responsabile”.

 

I temi locali. Una delegazione di cittadini di Volta Mantovana un giorno si presentò nel suo ufficio: “Direttore, denunciamo un allarme sicurezza. Alla sera non possiamo più tenere aperta la porta di casa”. Ne fece tesoro: “La stessa denuncia avrebbe fatto sorridere chi vivesse a Roma o a Milano, ma quella fu per me una  grande lezione di giornalismo, perché mi fece capire quale dovesse essere il mio livello di attenzione sui temi specifici. I giornali di provincia rappresentano l’identità locale e contribuiscono a dare unità alla comunità”.

 

Da che parte stai? E’ una domanda che mi è stata posta spesso negli anni in cui ho fatto questo lavoro. I giornalisti vengono spesso accusati di essere amici di questo o di quello, di quell’assessore o del sindaco. Si tenta spesso di schierare il giornale. Io preferisco che mi chiedano: Chi sei? Che cos’è il tuo giornale? L’importante è che il quotidiano sia una specie di mappa che fornisca ai lettori una serie di informazioni, interpretazioni e analisi dei fatti. Poi il lettore può arrivare a conclusioni diverse da quelle del giornale”.

 

Giornali, televisione e pubblicità: “La carta stampata viene letta in Italia dal 10% della popolazione, come nel 1946; in Francia e in Germania dal 30%; in Svezia dal 42%. La televisione si accaparra in Italia il 54% della pubblicità, che è la fonte economica principale; negli Stati Uniti il 36%;  in Germania il 43%”.

 

Gli errori. “Un giornale viene fatto in tre ore. Si può sbagliare, siamo esseri umani. Ma bisogna avere un po’ di fiducia e un po’ di tolleranza per gli errori che si compiono. Nel 90% delle volte gli errori vengono commessi in buona fede. Non si fanno per chissà quali macchinazioni o storie”.

 

La bella addormentata. “Mantova, quando vuole, non è per nulla addormentata, se riesce in poco tempo a finire su tutti i giornali e ad essere seguita da tutte le televisioni. Il Festival della letteratura, alcune mostre, l’acquisto della Telecom, la presidenza della Confindustria e la guida della Federmeccanica dimostrano che Mantova, quando vuole, sa essere molto sveglia. Ma adesso la vedo un po’ seduta, un po’ stanca. In momenti come questi deve arrivare, dal giornale e dai lettori, il pungolo a muoversi e a darsi da fare”.

 

Internet. “Le aziende editoriali hanno speso,  nei primi anni del web, centinaia di miliardi.  Le testate che vanno su internet crescono del 5% al mese, ma questo non significa che la pubblicità cresca parallelamente. Internet avrà comunque un peso sempre più determinante”.

 

Numerosi gli interventi. Ne riportiamo alcuni.

 

“Nel giornalismo la qualità - secondo Fausto Amadei, Presidente del Rotary - dovrebbe coincidere con l’etica. Bisognerebbe abbandonare la notizia finalizzata solo allo scandalo”.

 

Una domanda da Romano Freddi: “Perché devo comperare due giornali per avere le notizie?”.

 

Da Alberto Capilupi un richiamo alla formazione delle opinioni. “Lei ci ha ricordato che una notizia è vera, per i mantovani, se la dà la Gazzetta. Ma la Gazzetta, come tutti i mass media in Italia, è schierata. C’è comunque modo e modo per trattare le notizie. Non sempre il fatto viene distinto dal commento. Non sempre gli editoriali sembrano perseguire il fine dell’obiettività. Non sempre i titoli, gli aggettivi e i sostantivi sono rispettosi delle persone, specialmente in politica. Credo che questo sia un problema che si è verificato in modo particolare negli ultimi tempi”.

 

L’obiettività – risponde Maffellotto - non esiste. Le cose vengono raccontate dal proprio punto di vista. Gli editori puri non esistono. Dovreste però comprendere lo sforzo e l’onestà intellettuale che vengono messi per fare questo tipo di lavoro. Il giornale, se dichiara che cosa è, racconta le cose secondo la propria scala di valori. Quanto agli scandali, non dobbiamo smettere di indignarci, di preoccuparci. Non dobbiamo tacere. Dobbiamo però lavorare con la massima attenzione, rispettando la dignità delle persone”.