Paradisi o inferni fiscali?:

le iniziative Italiane e internazionali per contrastare l’evasione tributaria da esterovestizione”.

Dott. Raffaele Rizzardi commercialista – Pubblicista del Sole 24 ORE – Docente Universitario

 

Dott. Raffaele Rizzardi e Rag. Gian Paolo Tosoni (Presidente RC Mantova)

Il denaro è estremamente mobile ed a volte imprevedibile; ad esempio, quando il governo Goria impose una tassa dello 0,6% sui conti correnti, ottenne sì di introitare 5000 miliardi di Lire, ma 30.000 miliardi scapparono all’estero.
L’attentato alle torri gemelle ha fatto fare un salto di qualità alla lotta al terrorismo; uno degli aspetti di questa lotta è stato (ed è tuttora) la lotta al riciclaggio dei capitali di origine illegale. Fu fondato un organismo intergovernativo autonomo denominato, in inglese, FATF (FINANCIAL ACTION TASK FORCE) oppure, in francese, GAFI (GRUPPO DI AZIONE FINANZIARIA) e venne creato un complesso di norme e di procedure che rendono la vita molto difficile a chi voglia movimentare capitali di origine non chiara. Sono stati fatti passi da gigante: nel 2001 erano stati individuati solo 22 / 23 stati che non badavano all’origine dei soldi, mentre ora quasi tutti seguono le procedure del GAFI
In estrema sintesi l’azione antiriciclaggio consiste nel capire se una somma in contanti presentata ad uno sportello bancario è di origine lecita oppure no.
Il riciclaggio è qualcosa di più dell’evasione fiscale, la quale in alcuni stati non è nemmeno un reato, ma solo un illecito.
Il principale riciclatore è oggi il Vaticano (IOR). E i cinesi stanno comprando in Italia un gran numero di negozi e di imprese, pagando tutto in contanti; nessuno sa da dove arrivino questi soldi.
La lotta al riciclaggio è nata nel 2001, come reazione al terrorismo e sull’onda emotiva dell’attacco alle torri gemelle; la lotta per giungere alla trasparenza fiscale è iniziata nel 2008, con la crisi finanziaria internazionale e la conseguente necessità, per gli stati, di aumentare le entrate. Il G8 ha così introdotto un “forum” per lo scambio di informazioni fiscali fra stati,(la dizione “paradiso fiscale “ è andata affermandosi per identificare stati che, adducendo vari motivi, si oppongono allo scambio di dati fiscali con altri paesi. Spesso questi stati hanno una fiscalità molto ridotta, con ciò attirando capitali dall’estero). Le azioni per giungere ad un livello accettabile di trasparenza fiscale tra stati stanno procedendo molto lentamente, sulla base di accordi bilaterali. Al momento, l’Italia non ha sottoscritto alcun accordo bilaterale.
I problemi sono moltissimi, a cominciare dalla diversità delle leggi nazionali. Ad esempio, la legge degli Stati Uniti prevede che tutti i cittadini paghino le tasse negli Stati Uniti, dovunque abbiano guadagnato i loro soldi. A complicare le cose ci sono le liste di contribuenti / evasori che, rubate da funzionari di banca infedeli, vengono offerte ai servizi fiscali dei paesi di origine degli evasori. Alcuni paesi le hanno comprate; resta il fatto che gli stati si pongono come garanti della legalità e l’acquisto da parte loro di materiale rubato è quanto meno imbarazzante.
Infine non bisogna sottovalutare l’inventiva degli evasori, che inventano sempre nuovi sistemi (TRUST ?).
Il relatore ha osservato che è in corso una guerra che non finirà se non con un cambiamento drastico delle prospettive mondiali. Uno degli aspetti di questa guerra, come sottolineato dal Prof. Alessandro Lai, consisterà nel contrasto alla malavita organizzata.