San Giacomo della Marca compatrono di Mantova

 

Prof. Rodolfo Signorini

 

Il Prof. Rodolfo Signorini e il Rag. Gian Paolo Tosoni (Presidente del RC Mantova)

 

Tema della serata San Giacomo della Marca compatrono di Mantova, relatore il prof. Rodolfo Signorini, studioso di letteratura, socio onorario del club, Accademico Virgiliano.

Pochi mantovani conoscono il Santo la cui immagine con reliquiario compare già su alcune monete del periodo Gonzaga Nevers. Vissuto tra la fine del ‘300 e la seconda metà del ‘400, nato nella Marca Anconetana, frate francescano, viaggiò per l’Europa fino a portare per conto dei Milanesi un contributo in uomini e denaro a quella Crociata contro i Turchi voluta da Pio II dopo la caduta di Costantinopoli e decisa nella Mantova di Ludovico II.  La Crociata non fu effettuata a causa della morte del Papa, ma Giacomo rimase a Mantova dove visse anche episodi di particolare rilievo legati alla vita della città e ricordati nel libro scritto sul tema dal relatore. Tra questi la disputa tra Francescani e Domenicani sulla effettiva sacralità della reliquia più importante della città ovvero il sangue di Cristo che la tradizione vuole portato a Mantova dal soldato Longino, presente sul Golgota. Mentre i Domenicani sostenevano che Cristo, salendo al Cielo, aveva portato con sé ogni attributo divino, i Francescani pensavano il contrario, in particolare frate Giacomo. Dunque il motivo per cui, fatto santo nel 1726 con Luigi Gonzaga, San Giacomo è compatrono di Mantova con altri, S.Giovanni della Croce, San Giovanni Bono e naturalmente Sant’Anselmo, sta nel fatto di avere contribuito a confermare l’eccezionalità e l’unicità della reliquia mantovana la cui storia accompagna quella della città, dalla prima ( epoca di Carlo Magno)  alla seconda inventio (epoca dei Canossa), alla rottura dei vasi, al loro rapimento ad opera dei soldati austriaci nel 1848, al loro rifacimento per mano dell’orafo milanese Bellezza, a spese dell’imperatore Francesco Giuseppe.

Ora San Giacomo, morto a Napoli, viene venerato nel suo paese d’origine, Monteprandone, Ascoli Piceno, in particolare nella festa a lui dedicata il 28 novembre.

Alla relazione sono seguite le domande dei convenuti. Tosoni sulla veridicità della reliquia dopo tante vicissitudini, Gobbi sulla differenza fra due termini usati dal relatore, adorazione e venerazione, Capilupi sulla decadenza di questa tradizione, a differenza della Casa di Loreto della Madonna, Alessandro Guiducci, ospite del club di Suzzara, sull’umano desiderio del ricordo oltre la morte.

Il relatore ha dato ampie e convincenti spiegazioni che hanno spaziato dalla Sacra Sindone e dal velo di Oviedo al razionalismo moderno, a citazioni dal Fedone di Platone, dalle Enneadi di Plotino, da San Paolo, da Orazio ( non omnis moriar), per sostenere sulla questione più pressante, quella proposta da Capilupi, che l’occultamento per tutto l’anno della reliquia, toglie ad essa quella popolarità su cui si potrebbe fondare una devozione più partecipata.