Presentazione al Rotary Club di Mantova  della "favola in musica" L'Orfeo, di Claudio Monteverdi

per ricordare il 400° dalla prima rappresentazione dell'opera (24 febbraio 1607)

19 febbraio 2007

 

Il Presidente del Rotary di Mantova, Prof. Alessandro Lai

 

 

La Prof.ssa Paola Besutti

 

Il regista Gianfranco De Bosio

 

Il direttore musicale Roberto Gini

 

Riportiamo una precedente presentazione dell'evento, a cura di Paola Besutti:

ORFEO di Claudio Monteverdi 

 

Nel 2007 in varie parti del mondo verranno prodotte eccellenti rappresentazioni di Orfeo, ma a Mantova spetta un compito e una responsabilità storica peculiare. Più delle opere in musica romane e fiorentine del primo Seicento, godibili sì, ma ancora caratterizzate da un certo sperimentalismo, l'Orfeo è opera matura e compiuta in senso sia drammaturgico sia musicale. Come i grandi classici essa parla con freschezza al pubblico di oggi senza bisogno di mediazioni intellettualistiche e perciò è entrata stabilmente nei cartelloni dei teatri. Orfeo ha portato con sé il nome di Mantova sui palcoscenici di ogni continente divenendo veicolo di quella vera integrazione culturale che non passa per i proclami, ma che scaturisce dal sentire comune generato dal messaggio artistico. Mantova non poteva dunque semplicemente produrre l'ennesima buona o anche ottima esecuzione di quest'opera bensì impegnarsi in uno sforzo ideativo che ne manifestasse realmente la sua attuale vastissima presenza non presso uno sparuto manipolo di cultori (come qualcuno potrebbe pensare) bensì presso i giovani e gli appassionati di musica di tutto il mondo. Era convinto di ciò Claudio Gallico (fatidicamente venuto a mancare il 24 febbraio 2006) quando, insieme a Gianfranco De Bosio, ha ideato un impegnativo itinerario di avvicinamento al 24 febbraio 2007, data della prima rappresentazione di Orfeo. Promosso dall'Accademia Nazionale Virgiliana di Mantova (erede dell'Accademia degli Invaghiti, destinataria di quella prima esecuzione), dall'IIOP (Istituto Internazionale per l'Opera e la Poesia) di Verona e dall'UNESCO - BRESCE (Regional Bureau for Science and Culture in Europe), con il sostegno della Fondazione Banca Agricola Mantovana, il progetto prevede un'articolazione vasta eppur coerente. Le prime due tappe del percorso sono state il convegno internazionale 'Orfeo son io' (Venezia - Verona - Mantova, 15-17 dicembre 2005) e la rappresentazione della Fabula di Orfeo di Angelo Poliziano, già progettata per il 25 febbraio 2006 e purtroppo procrastinata al 12 aprile (Teatro Bibiena) a causa dell'improvvisa scomparsa di Claudio Gallico, compositore delle musiche di quello spettacolo, poi replicato in varie sedi. La terza fondamentale tappa, vero fulcro dell'intero progetto, è il Concorso internazionale di voci monteverdiane per tutti i ruoli di Orfeo. Bandita durante i primi mesi dell'anno 2006, la competizione, fortemente sostenuta dall'UNESCO per il suo alto respiro culturale, ha visto 245 giovani (età massima consentita 40 anni), provenienti da ogni continente, partecipare alle fasi eliminatorie tenutesi in dieci diverse sedi, europee (Polonia, Montenegro, Croazia, Ungheria, Italia, Russia) ed extra-europee (China, Sud Africa, U.S.A., Corea del Sud). Le finali si terranno a Verona (13-16 febbraio 2007; concerto finale 17 febbraio, Teatro Filarmonico - sala Maffeiana, ore 17.30) dove una giuria internazionale, composta da rappresentanti dei vari paesi partecipanti e da personalità come Nigel Rogers e Raina Kabajvanska (Presidente), selezionerà coloro che il 24 febbraio 2007 a Mantova (Teatro Bibiena) daranno vita alla recita del centenario in forma semi-scenica, sotto la direzione di Roberto Gini e con la regia di Gianfranco De Bosio. Nell'esecuzione finale, il cast dei solisti, certamente di alto livello (a giudicare dalle pre-selezioni) e prevedibilmente poliglotta, sarà affiancato dall'Ensemble Concerto, dal Concerto Palatino e dal Coro D.S.G. di Bologna preparato da Michele Vannelli. Come dalla corte dei Gonzaga l'opera è  salpata quattrocento anni fa verso il mondo, così il mondo, grazie a Orfeo, riapproda dunque oggi a Mantova,  ripartendo nuovamente da lì per una nuova tappa altamente simbolica: un estratto della rappresentazione mantovana verrà infatti riproposto la sera del 26 febbraio a Parigi nella sede centrale dell'UNESCO.

Il ruolo di Mantova tuttavia non si conclude qui, non solo perché varie emittenti radiotelevisive, città europee e istituti italiani di cultura, tra i quali quello di Bucarest (diretto dallo studioso Alberto Castaldini), si stanno rivolgendo all'Accademia Nazionale Virgiliana per celebrare l'Orfeo con riprese, integrali o abbreviate, dell'esecuzione del centenario, ma anche perché sul fronte della ricerca la città ha ancora molto da svelare. Riguardo l'Orfeo, tra gli aspetti non ancora del tutto risolti ve n'è uno particolarmente vistoso: l'esatta identificazione della sala del palazzo Ducale gonzaghesco che ospitò la sua prima esecuzione. La rappresentazione di Orfeo fu voluta dal principe ereditario Francesco Gonzaga come intrattenimento carnevalesco della "nostra accademia" (degli Invaghiti). Sorta di teatro 'da camera', essa offriva un'aggiornata alternativa alla commedia con intermedi fatta rappresentare dal duca Vincenzo la sera precedente "nel solito teatro e con la consueta magnificenza". Il duca non avendo potuto assistere all'Orfeo ne dispose una replica per "tutte le dame della città" (1° marzo), presumibilmente nello stesso luogo della prima, a giudicare dal poco tempo trascorso fra le due esecuzioni. Una terza replica si stava progettando per Carlo Emanuele di Savoia del quale si attendeva una visita, poi annullata; è probabile che per un ospite tanto importante lo spettacolo sarebbe stato allestito non su "angusta", ma su "augusta scena" ossia nel già citato "solito teatro" grande, magari dotando il testo di qualche espediente scenico più appariscente e tradizionale, come il finale apollineo con apparizione del deus ex machina. La corte mantovana possedeva un teatro di corte ("scena di corte", "scena di Castello", "teatro grande"), progettato da Giovan Battista Bertani e costruito (1549-61) a ridosso della corte Nuova su un lato di quello che sarebbe divenuto il Prato di Castello (ora piazza Castello), ma non fu quella la sede della prima esecuzione dell'Orfeo. Com'è noto, sul luogo di quel debutto si ha, per ora, un unico documento epistolare in cui esso viene descritto come sala del "partimento [appartamento] che godeva Madama Serenissima di Ferrara", vale a dire la sala principale dell'appartamento assegnato a Margherita Gonzaga, vedova di Alfonso II d'Este, dopo il suo ritorno a Mantova (1598) e prima del suo ritiro nel convento di Sant'Orsola. Questa sala non è stata tuttavia ancora identificata con certezza. L'indagine si scontra infatti con problemi derivanti dalle continue ristrutturazioni del palazzo e dalla modifica delle sue destinazioni abitative, che hanno fatto perdere la memoria dell'ubicazione e delle caratteristiche di quell'appartamento. Benché nessun documento decisivo sia emerso di recente, tramite testimonianze indirette si è giunti all'ipotesi che tale appartamento fosse situato in corte Vecchia, nei pressi della cappella di Santa Croce sotto l’attuale sala del Pisanello. In via analogica e del tutto congetturale è verosimile che la sala dell'Orfeo avesse le dimensioni di almeno 200 metri quadrati, una pianta rettangolare allungata e soffitto a volta: ora quello spazio potrebbe essere stato suddiviso in ambienti più piccoli. Molto probabilmente per l'occasione la sala fu attrezzata con un semplice praticabile e con quinte, così come si faceva per le recite dei comici. Un simile apparato essenziale poteva ospitare un elemento centrale girevole raffigurante le due situazioni sceniche previste (pastorale e infernale) nonché il gruppo dei musicisti, in parte occultato dalle quinte e in parte visibile sopra il palco o ai suoi piedi. La Drapperia della corte gonzaghesca possedeva tendaggi, stoffe e materiali vari che venivano utilizzati per l'allestimento delle sale in occasione di intrattenimenti festivi, teatrali, musicali analoghi a questo.

Quanto sinora raccolto sul "partimento di Madama Serenissima" induce anche a escludere altre ipotesi identificative formulate negli ultimi anni, riguardanti la sede della prima esecuzione di Orfeo: la attuale sala degli Specchi (al tempo di Monteverdi adibita a galleria e nota come "Logion serato"), o la sala di Manto (non ascrivibile al "partimento" di Margherita), o la sala dei Fiumi e la sala degli Specchi recentemente ritrovata (che facevano entrambe parte dell'appartamento di Guglielmo Gonzaga), o la sala Imperiale (riprodotta al Musée de la Musique di Parigi), ubicata sì nei pressi della cappella di Santa Croce, ma certamente troppo piccola per lo scopo. Questo è, al momento, lo stato delle conoscenze. L'impegno congiunto della ricerca musicologica e della Soprintendenza per il Patrimonio Storico Artistico di Brescia, Cremona e Mantova che ha prodotto la sensazionale riscoperta dell'originaria sala degli Specchi (Paola Besutti, The ‘Sala degli Specchi’ uncovered: Monteverdi, the Gonzagas and the Palazzo Ducale, Mantua, “Early Music”, XXVII/3, 1999, pp. 451-464), unica ambientazione musicale mantovana esplicitamente menzionata da Monteverdi, lascia però ben sperare per il futuro.

Per ora, le temperature invernali e la mancanza di riscaldamento nella sale del palazzo Ducale hanno indotto a scegliere il Teatro Bibiena quale sede della rappresentazione (24 febbraio 2007, ore 21; 25 febbraio, ore 11; per informazioni Accademia Virgiliana, tel. 0376-320314; www.accademiavirgiliana.it). A tutti è chiaro che non fu quello il luogo di ritrovo nella lontana serata del carnevale 1607, ma almeno il suggestivo teatro settecentesco fu voluto dall'Accademia che, per via indiretta, discende dall'Accademia degli Invaghiti, inoltre le sue ridotte dimensioni e la perfetta acustica consentiranno al pubblico di oggi di godere appieno la splendida partitura monteverdiana.                                                              

 

 

Paola Besutti