Van Gogh e Gauguin : Una rivalità creativa 13 febbraio 2006

(Bona Boni)

 

Nel 1977, viene pubblicato uno scritto di E.  van Uitert, Vincent van Gogh and Paul Gauguin a creative competition, in cui è dato particolare rilievo alla loro relazione artistica.

Altri studiosi negli ultimi anni hanno gettato nuova luce sulla influenza che l’uno ha esercitato sull’altro e gran parte di questi studi sono confluiti nella mostra tenutasi ad Amsterdam e a Chicago ed intitolata Van Gogh e Gauguin, lo studio del Sud .

Tali studi e la mostra pongono in evidenza come le nove settimane in cui i due pittori vissero nella casa gialla di Arles insieme ai mesi che le precedettero e agli anni a seguire, , contribuirono in modo decisivo alla maturazione delle loro scelte pittoriche in un momento di particolare importanza per l’arte europea. L’Impressionismo infatti stava per essere superato da nuove sperimentazioni e da una nuova idea dell’arte e si era in attesa di una grande opera che l’Impressionismo non sembrava avere prodotto, come si può ricavare dal romanzo di Emile Zola, L’opera. Su questo crocevia si situa l’incontro fra Gauguin e van Gogh.

L’incontro avvenne a Parigi alla fine del 1887. Vincent, che preferiva firmare le sue opere solo col nome , era giunto a Parigi nel 1886 e frequentava l’avanguardia artistica dove era stato introdotto dal fratello Theo, mercante d’arte. Paul Gauguin aveva venduto a Theo alcuni suoi quadri dipinti in Martinica , in particolare Les Negresses, che non fu destinato al mercato, ma tenuto per la collezione privata. Il quadro fu apprezzato dai fratelli Van Gogh per il suo carattere esotico. L’esotismo era di moda in quegli anni in Francia perché proponeva uno stile di vita primitivo, lontano da quello della città industriale in cui si era trasformata Parigi in quei decenni e descritta dai romanzi dei Naturalisti, in particolare dello stesso E.Zola. Quello stile di vita Gauguin l’aveva già cercato in Bretagna a contatto con la gente semplice di Pont Aven dove era andato a vivere con altri pittori dopo l’inizio della sua vita di artista professionista.

Non sono più giovanissimi, Vincent ha 34 anni, Paul 39, nessuno dei due, nonostante dipingano da alcuni anni, ha trovato la sua strada artistica più autentica.

Vincent sogna di lasciare Parigi e lo farà nel febbraio dell’anno successivo, intenzionato a fondare un atelier del Sud dove lavorare insieme ad altri artisti. Il luogo prescelto è Arles ; per trovare l’esotico Vincent non ha bisogno di varcare l’Oceano. Invita Gauguin che si farà attendere per 8 mesi arrivando ad Arles solo il 23 ottobre 1888 alimentantando in Vincent un forte stato di tensione. Il rapporto fra i due però è già iniziato. L’uno è ad Arles e l’altro a Pont Aven, ma si scrivano, si inviano schizzi ed anche due autoritratti dipinti nel settembre 1888. Essi costituiscono una sorta di dichiarazione in cui Gauguin si presenta come il Jean Valjan del Miserabili di Hugo e Van Gogh come un bonzo giapponese : l’uno è l’artista ribelle, in fuga dalla società e l’altro l’artista tutto concentrato su se stesso, una sorta di monaco dell’arte pittorica, l’uno inquieto vagabondo, l’altro con una intensa vena mistica.

Le opere della primavera- estate 1888 indicano le nuove strade, i nuovi percorsi che si aprono per entrambi.

Fondamentale per Gauguin è Visione del sermone dove si trovano due piani in una sola immagine, le donne bretoni in preghiera e il contenuto della loro visione, la lotta di Giacobbe con l’angelo : una visione anticonvenzionale e antinaturalistica anche per l’uso arbitrario del colore, come nello stesso periodo fa Van Gogh ad Arles. Sul modello di Millet dipinge un Seminatore in cui le zolle sono viola, il grano giallo ocra, il cielo e il sole gialli. Tuttavia per Gauguin il colore identifica lo spazio del sogno e del simbolo, per Van Gogh esso è finalizzato al racconto, seppur modificato, della realtà poichè il colore dà sostanza poetica al vero che resta per Vincent la sola religione possibile.

La mostra di Amsterdam e Chicago (2001-2002) ha studiato vari elementi dei 63 giorni che i due trascorsero insieme ad Arles sotto lo stesso tetto, avvalendosi di esami al microscopio e ai raggi x., della riflessografia agli infrarossi, dell’analisi chimica dei materiali appurando che i due artisti lavorarono soprattutto su un supporto grezzo di iuta acquistato sul posto.

Inoltre si è tenuto conto delle condizioni metereologiche di quei giorni poiché i due potevano uscire solo col bel tempo, diversamente lavoravano in studio: mentre Gauguin preferiva dipingere a memoria, de tete e quindi preparava lo schizzo e poi terminava il lavoro il studio, Vincent amava comporre di getto i suoi quadri, en plein air terminandoli con una straordinaria rapidità e preferendo l’ètude al tableau come gli impressionisti.

Sono stati esaminati anche gli interessi letterari ed estetici dei due, la lettura di alcuni libri a cui seguivano animate discussioni, la topografia dei luoghi che erano già stati di Petrarca e di Boccaccio ( Vincent identificava se stesso, più rozzo e più giovane, in Boccaccio e il più anziano e raffinato Gauguin in Petrarca). Certamente lo studio di questa relazione è stato grandemente aiutato dalle lettere, un corpus di grandi proporzioni (Van Gogh è autore di circa 900 lettere, lunghe anche 10 pagine e comprendenti schizzi, abbozzi, discussioni estetiche ecc., lettere aventi vari destinatari, soprattutto i familiari, il fratello Theo, lo stesso Gauguin ed altri pittori. Di Gauguin invece, oltre alle lettere, sono risultati molto utili i saggi e le memorie, tra cui Avant e après, anche se questi scritti, essendo stati composti a distanza di tempo, dopo la morte di Vicent, risultano mediati dalla memoria e la ricostruzione del rapporto è a vantaggio di Gauguin..

Interessante anche l’analisi delle grafie. Secondo la grafologa Lucia Benedos la personalità creativa ha sul piano grafologico un indicatore preciso, la disuguaglianza metodica : " Tante disuguaglianze leggere che tornano con regolarità" misurabili sotto tre aspetti, calibro, scatto e inclinazione. Se la disuguaglianza ricorre nella misura è facile che prevalga una creatività figurativa. La disuguaglianza nell’inclinazione indica intuito psicologico e capacità di analisi, tipici di scrittori,filosofi e scienziati. Gli scatti invece hanno a che fare col ritmo, musica e poesia. Le disuguaglianze possono essere compresenti oppure ce ne può essere una dominante. Van Gogh si rivela un metodicamente diseguale del calibro ovvero un creativo puro, mentre Gauguin ha una grafia ordinata che segnala il prevalere della razionalità sulla emotività.

Tale è il modo di dipingere: in Vincent prevalgono la rapidità, l’immediatezza, una stesura del colore rapidissima, febbrile, a volte applicando il colore sulla tela direttamente dal tubetto o graffiandolo, in Gauguin lo studio, la meditazione, il rigore della costruzione, avendo come maestro Cezanne di cui Gauguin ammirava la solidità costruttiva.

Le differenze erano emerse subito dopo l’arrivo di Guguin ad Arles, ma per nove settimane lavorarono insieme scambiandosi idee e influenzando l’altro, anche se la tensione cresceva e crebbe fino al giorno in cui Vincent in un attacco di follia si tagliò un pezzo d’orecchio e lo portò a una prostituta al bordello che era solito frequentare con Gauguin. Gauguin , minacciato da Vincent, era già andato a dormire all’albergo e quando ritornò trovò la casa piena di sangue e di curiosi. Avvisò Theo che giunse subito da Parigi affidando il fratello alle cure dei medici. Gauguin e Theo ripartirono per Parigi il giorno di Natale. Vincent fu curato prima ad Arles, poi in una casa per alienati mentali vicino a San Remy de Provence dove continuò a lavorare moltissimo. Solo nel maggio del 1890 lasciò la Provenza. Trascorse tre giorni a Parigi dal fratello e poi si recò a Auvers sur Oise; il 27 luglio si sparò in un campo di grano e morì due giorni dopo.

Gauguin gli sopravvisse tredici anni , in gran parte trascorsi nei mari del Sud dove si trasferì una prima volta già nel 1891.

Il mito di Van Gogh nacque subito dopo la morte con la mostra del 1891; gli si riconobbero sincerità istintiva, ruolo di apostolo e di profeta, autenticità. Nell’immediato non fu così per Gauguin che cercava l’affermazione sempre a metà strada fra riconoscimento del proprio talento e attenzione al mercato. La stessa partenza per Tahiti rappresentò il sogno di una rinascita creativa e quando, dopo il secondo viaggio, avrebbe desiderato, nel 1902 , stanco e malato, rientrare in Francia, rimase invece nei mari del Sud perché così gli fu consigliato ; infatti un alone di leggenda stava nascendo intorno alla sua figura e ai suoi dipinti e il ritorno avrebbe potuto compromettere tutto ciò. D’altra parte nei suoi scritti aveva riconosciuto la santità di Van Gogh, ma aveva evitato di parlare del suo contributo all’arte moderna e presentandolo come un suo discepolo.

Quando agli inizi del 900 si cominciò a scrivere la storia dell’arte moderna la questione dell’influenza era importante, ma i tentativi di Gauguin di dimostrare il proprio primato su Van Gogh furono superflui, i due artististi poterono coesistere nella loro originalità tanto che il periodo della loro collaborazione è stato relegato al margine della loro vicenda pittorica fino ai recenti studi.