Mons. Ulisse Bresciani e il Presidente del Rotary Mantova (Giampaolo Pezzoli)

 

 

PER UNA LETTURA TEOLOGICA DELL’ICONA

 

 

 

premessa storica

 

Arte che sembra fuori dal tempo, ma che nasce nel cammino del tempo e nella concretezza dello spazio degli uomini: nel crogiuolo del vicino oriente biblico, “regione intermedia” tra Oriente e Occidente.

In essa convergono

·         il genio indo-europeo (con il polo dell’umanesimo greco-latino e il polo immaginifico indo-iraniano)

·         il genio semitico (con il polo antiocheno e il polo alessandrino)

·         l’assimilazione ellenistica.

Dal IV secolo a Bisanzio si realizza la sintesi del linguaggio iconografico per tutto l’ecumene, fino alla frattura della modernità occidentale (dal Rinascimento).

Oggi, dopo secoli, forse anche per estetismo, ritorna l’interesse per l’icona, come resourcement (ritorno alle sorgenti).

 

 

COME NASCE UN’ICONA

 

L'iconografo non è soltanto artista, è soprattutto un contemplativo che attinge idee e
immagini bibliche dalla sua preghiera unitiva, per cui egli “passa dalle tenebre alla luce”.

Egli deve osservare regole precise, riguardo  alla composizione e ai colori, affinché ogni colore e ogni tratto
di disegno abbiano un preciso linguaggio simbolico.

Prima di scrivere l’icona, l'iconografo deve pregare affinché Dio penetri nella sua anima. Ed egli deve chiedere al sacerdote di pregare per lui.
Dopo tre giorni di digiuno, l'iconografo incomincerà a scrivere quella visione dell'Invisibile (Eb 11,1), con negli occhi le
pagine del Vangelo e nel cuore il suo amore per Cristo Gesù, per lo Spirito Santo, per la Theotokos e per i santi.

Su una tavola di legno indurita con gesso e colla inciderà il disegno, stenderà i colori (tempere all’uovo) sempre più chiari, a strati. Infine il banco e poi l'oro.

 

 

COME LEGGERE L’ICONA

 

L’icona è radicata nella fede: supera il mondo naturale, tende all’ineffabile raffigurando il mondo il mondo “altro”, sottostante ad ogni realtà.

Il ruolo simbolico del colore: la luce.

 

Ma come è possibile che l'Invisibile sia visibile?

Nel Vangelo di Giovanni troviamo:

"In principio era il Logos e il Logos era presso Dio e il Logos era Dio. E il Logos è diventato
carne e ha messo la sua tenda in noi e noi abbiamo visto la sua gloria come di unigenito del
Padre, pieno di grazia e di verità. Dio nessuno l'ha mai visto. Proprio il Figlio unigenito, che
è nel seno del Padre, lo ha rivelato" (Gv 1,1.14.18).

E ancora nel Vangelo di Giovanni:

"Filippo disse a Gesù: "Signore, mostraci il Padre e ci basta!" - Gli rispose Gesù: "Filippo: da
tanto tempo io sono con voi e tu non mi hai conosciuto? Chi ha visto me, ha visto il Padre!
Come puoi dire: Mostraci il Padre? Non credi che io sono nel Padre e il Padre è in me?
Credetemi: io sono nel Padre e il Padre è in me. Se non altro, credetelo per le opere!" (Gv
14,8-11).

Infatti nella lettera di Paolo ai Colossesi troviamo: "[Cristo Gesù] è l'eikon/icona
del Dio invisibile" (Col 1,15; vedi 2 Cor 4,4).

Nel libro della Genesi troviamo:

"Elohim creò l'uomo a sua selem/icona/immagine: a selem/icona/inimagine di Elohim lo
creò" (Gen 1,27). Per cui Paolo dirà:

"L'uomo è eikon/icona, doxa/gloria di Dio" (1 Cor
11,7).

 

Fondamento dell’immagine iconografica è l’incarnazione del Verbo (Gv 1,2.14)

L’icona è deuteròtypos del protòtypos (l’icona originaria, riflesso della realtà di Dio, della “bellezza divina”).

Nel volto divino/umano di Cristo l’uomo è chiamato a riconoscere il proprio volto: il Pantocrator (Signore e padrone supremo dell’universo), o ôn (Colui che è, cfr. Es 3,14).

Il linguaggio dell’icona dichiara che il visibile è inseparabile dall’invisibile, che l’umano è impensabile senza il divino. Dichiara l’Incarnazione e la santificazione della materia, luogo della manifestazione del Volto.

 

L’uomo secondo immagine

L’uomo è icona che procede da Dio, creato ad immagine dell’archetipo divino, restituito alla sua dignità originale da un Dio che si è fatto uomo ed ha “deificato” la carne.

L’uomo è la sola creatura creata ad immagine dell’indescrivibile: in Cristo egli ritrova la propria natura originaria, il suo prototipo e si radica nel mistero di Dio.

 

Il Volto unico, Volto dei volti, “rivela la faccia eterna di ogni essere umano” (Berdjaev).

Il volto iconico dei santi, spogliato d’ogni realismo naturalistico, puro ascolto e puro sguardo:

- il volto frontale

- la fronte, illuminata dalla luce dello Spirito santo, è spaziosa e alta, segno di contemplazione

- gli occhi, luogo dell’incontro e del coinvolgimento, molto grandi; con lo sguardo fisso sull’al di là

- le labbra – punto erotico del volto – chiuse

- il naso fine

- le orecchie ridotte

- i capelli

- i corpi allungati e ieratici (“uomini colonna”) fino a 14 volte la misura della testa, mentre il rapporto normale è di 7 volte

 

L’icona

- è epifania del divino, epifania della santità comunicata

- è accadimento della Presenza reale, efficace

            “           Presenza che parla

            “           Presenza che guarda                       

È il volto iconico che guarda il credente  e suscita in lui l’esperienza della Presenza.

 

La prospettiva rovesciata, la luce, il tempo

Ribaltamento del punto di osservazione: al di là della prospettiva lineare, partendo dallo spazio di Dio inaccessibile alla vista carnale. È una prospettiva inversa, con le linee di fuga che non si incontrano "all'infinito", come nei nostri quadri e
nei nostri disegni, "dietro" al dipinto, ma si incontrano "davanti", nei nostri occhi. E così l’icona ci viene
incontro, si fa presente all'incontro a modo di esperienza.

 

La luce divina, proveniente da ogni parte, è il luogo di Dio.

Il tempo, al di là del “prima” e del “dopo”, entra nell’ “ottavo giorno”.

Accolto in Dio (“l’essente”) il cosmo è (≠ tempo): configurata al Regno la terra ritrova la sua bellezza originaria.

 

Il significato dei colori

- Non ha puro valore decorativo, ma tende ad esprimere il mondo trascendente.

- Difficoltà per un’interpretazione univoca, in mancanza di un canone univoco.

Linee fondamentali della simbologia bizantina:

1) bianco, rosso, verde, blu esprimono la vita, la purezza, la pace, la bontà;

2) il nero, il grigio, il bruno e il giallo pallido esprimono la morte, la minaccia, la sozzura;

3) al centro il colore enigmatico della porpora, che indica insieme regalità e morte.

 

L'oro: a differenza dei colori che hanno bisogno della luce per farsi vedere, non ha
colorazione materiale, è puro riflesso di luce, ha irraggiamento proprio, autonomo, e quindi
è sorgente di luminosità. Perciò: meglio degli altri colori, l'oro ci simbolizza Dio, la sua
santità e la sua gloria di Dio, perché egli è "sorgente di luce":

"Elohim disse: "Sia la luce! E la luce fu" (Gen 1,3).

 

Il bianco: nel mondo pagano eraq consacrato alla divinità, di cui era il simbolo. Per il suo effetto ottico, per la sua assenza totale di colorazione, il bianco appare
vicino alla luce. Il suo irradiamento trasmette purezza e calma, più di ogni altro colore, e -
nello stesso tempo - contiene un dinamismo, simile a quello dell'oro, che colpisce l'occhio
come i raggi del sole. Perciò: la sua azione è quella della luce, la cui natura è di trasmettere e
di avanzare nello spazio. Per cui una immagine bianca, con il suo irradiamento, sembra che
faccia un salto in avanti, con più forza di tutti gli altri colori. E così il bianco rappresenta
direttamente il mondo del Padre, del Figlio, dello Spirito Santo e il mondo di coloro che sono
penetrati dalla luce del Padre, di Cristo Gesù, dello Spirito.

È il colore anche di coloro che sono penetrati dallaluce di Dio: gli angeli ei vagliardi dell’Apocalisse.

Ma sono bianchi anche i lenzuoli dei morti (il Cristo della deposizione dalla croce, Lazzaro) e persino le fasce del neonato Gesù nella oscura grotta dellamangiatoia, a richiamarci la sua sepoltura.

 

Il rosso: fra i colori, è il più attivo, avanza verso chi guarda e si impone. Per il suo
dinamismo simile a quello della luce, il rosso – come l'oro e il bianco – serve da sfondo nelle
icone.

Poiché è il colore del sangue (per la Bibbia il sangue è vita), il rosso simbolizza la vita e –
in quanto Dio è il Signore della vita – simbolizza il suo dono della vita, il suo amore per noi,
fino alla effusione del sangue di Cristo Gesù. Perciò: anche le vesti dei martiri sono rosse,
simbolo della loro testimonianza con il sangue.

 

• Il rosso porpora: esprime l'idea di ricchezza, potere regale e sacerdotale che viene da Dio. E
quindi comunica anche un messaggio di consacrazione.

 

il blu: è il colore del cielo, la casa dell'Eljon/Altissimo/del Padre e quindi dà la sensazione
dell'infinito, della profondità, del mistero, della trascendenza, rispetto a tutto ciò che è
terrestre, piccolo, ciò che possiamo raggiungere e stringere con le nostre mani.  Produce impressione di profondità e di calma, di un mondo senzapesantezza: manto del Pantocràtor, veste della Vergine…). Simbolizza il
mistero sconfinato del Padre, di Cristo Gesù, dello Spirito Santo.

Il verde: è il colore dell'erba, delle foglie, delle piante e quindi esprime la vita della
vegetazione, caratteristica della natura. Simbolizza la giovinezza, la vitalità, la
fecondità, la crescita, la festa, la speranza. Il suo irradiamento dona serenità e – per la sua
neutralità – si armonizza perfettamente all'insieme dei colori. Vicino al rosso ne indica una dimensione complementare (es. umanità e divinità in Gesù il Cristo).

 

II bruno: è composto di rosso, blu, verde, nero. In confronto al nero, ha una colorazione
viva, ma rimane ugualmente smorto. Esso riflette la densità della materia e gli manca
l'irradiamento e il dinamismo dei colori puri. Perciò: appare in tutto ciò che è terreno, ma
anche appare come segno di povertà, austerità, rinunzia alle gioie della terra nellarffigurazione dei monaci  e degli asceti.

 

Il nero: è assenza totale di luce. In Grecia e in Egitto era il colore delle divinità sotterranee. L’Ade dell’icona della Risurrezione è nero, come la tomba di Lazzaro e la grotta sotto la croce, con il cranio di Adamo. Anche la grotta della Natività a ricordare che il Salvatore appare “per illuminare  coloro che stanno nelle  tenebre e nell’ombra di morte” (Lc 1,79); ma anche per indicare che il Bambino deve passare attraverso la morte per donare la vita.

Tutto l'universo dei colori si spegne nella notte del nero, ed
esso diventa simbolo della morte, del peccato, ma anche della più profonda austerità, propria
di coloro che sono "morti al mondo".

 

II giallo: non fa parte dei colori simbolici. C'è il giallo oro, ma è troppo vicino alla luce
dell'oro, per avere un simbolismo proprio. Nella tinta pura - giallo limone - diffonde tristezza, come nella
Deposizione nel sepolcro della scuola di Novgorod (c. 1480-1490).

 

 

Indicazione bibliografica essenziale

 

A. Tradigo, Icone e Santi d’Oriente, Electa, 2004.

D. Rousseau, L’icona splendore del tuo volto, Paoline, 19922.

E. Sendler, L’icona immagine dell’invisibile. Elementi di teologia, estetica e tecnica, Paoline, 19955.

AA. VV., Storia dell’icona in Russia, 5 volumi, La Casa di Matriona, 1999-2001.