Ing. Attilio Perlini

“Il protocollo di Kyoto e il cittadino”

Mantova, 13 marzo 2006

 

 

 

Il Protocollo di Kyoto  e il cittadino

Per 3500 milioni di anni gran parte della superficie della terra ha mantenuto una temperatura che è stata sia favorevole alla vita che sorprendentemente costante, nonostante il fatto che il nostro pianeta giri attorno ad un corpo radiante con erogazione irregolare. Non è facile identificare il preciso meccanismo responsabile di questa delicata regolazione termostatica, ma è difficile negare che la regolazione c’è, e che la temperatura dell’aria e forse persino tutto il clima del nostro pianeta vengono manipolati.

La composizione dell’atmosfera è una cosa ancora misteriosa. Una miscela altamente combustibile nella quale non dovrebbe più esistere alcun azoto libero. L’aria che respiriamo rimane ostinatamente non combinata, con combinazioni di azoto e ossigeno in proporzioni stabili e distinte di 78% e 21% rispettivamente. E questa proporzione non è arbitraria. Se la disponibilità di ossigeno fosse anche di poco maggiore, tutta la vita sarebbe in pericolo. La probabilità di incendio di una foresta cresce del 70% per ogni 1% di aumento della concentrazione di ossigeno oltre il livello attuale. Se l’ossigeno costituisse il 25% dell’aria, tutta la vegetazione terrestre finirebbe in un pauroso incendio. E se il livello di azoto dovesse scendere al 75%, sarebbe una glaciazione definitiva. Il metano costituisce un’altra presenza problematica. E’ tossico e fortemente instabile, si combina velocemente con l’ossigeno e svanisce altrettanto rapidamente. Proviene dalla fotosintesi dell’atmosfera, per fermentazione nei fanghi maleodoranti delle paludi, e dai gas intestinali degli animali. Sembra un prodotto di scarto, ma senza il metano la concentrazione di ossigeno aumenterebbe di un pericoloso 1% ogni 12000 anni. Una piccola percentuale di ammoniaca  viene continuamente prodotta nella biosfera, ed è importantissima per neutralizzare le tonnellate di acido nitrico prodotte dai temporali, e che senza l’effetto di neutralizzazione dell’ammoniaca, renderebbero i suoli della terra acidi e ostili alla vita.

E l’anidride carbonica, la famigerata CO2. Senza il suo prezioso contributo a trattenere i preziosi raggi solari, la temperatura della terra sarebbe di almeno 15°C più fredda, con conseguenze letali per la vita terrestre.

 La concentrazione di questo gas, che rappresenta circa lo 0.97% dei gas presenti nell’atmosfera, sta purtroppo mutando in modo troppo veloce per non essere preoccupante. Negli ultimi 120 anni  la CO2 ha subito oscillazioni tra un valore minimo di   290 ppm (parti per milione) nel 1880 a circa 370 ppm nel 2001, e continuerà ad aumentare nel prossimo futuro, poichè il biossido di carbonio, insieme all' acqua, è il prodotto finale della combustione  dei combustibili fossili (carbone, petrolio e derivati, metano),delle foreste e delle biomasse. I combustibili fossili possono essere considerati depositi di carbonio, formatosi milioni di anni fa ; la loro combustione fa ritornare il carbonio (come biossido) nell' atmosfera, aumentando l' effetto serra. 

Il biossido di carbonio si scioglie facilmente in acqua : gli oceani ne contengono  enormi quantità, ma l' aumento di temperatura (dovuto all' effetto serra) diminuisce la solubilità del gas in acqua, liberando nuovo gas nell' atmosfera e accelerando il fenomeno

 

Il livello dei mari si sta innalzando a causa dell' espansione termica delle acque (causa principale) e del ritiro dei ghiacciai : l' incremento durante il 20° secolo è stato di 20-30 centimetri. 

Le proiezioni dell' andamento climatico globale fino al 2100

Le proiezioni dell' IPCC, effettuate con metodi molto migliorati rispetto al passato, indicano forti incrementi della concentrazione di CO2  nell' atmosfera dovute alle attività umane, con notevoli  conseguenze climatiche.

 -Dati dai satelliti dimostrano una diminuzione di circa il 10% dell' area coperta dalle nevi dalla fine degli anni  sessanta. In particolare si stanno ritirando velocemente le nevi e i ghiacciai equatoriali, sulle Ande peruviane e in Africa ( il 33% dei ghiacci del Kilimangiaro è scomparso negli ultimi 20 anni); è diminuito lo spessore del ghiaccio  marino dell' Artico nella tarda estate.
- Per quanto riguarda l' Antartide, non  è stato evidenziato un riscaldamento di tutto il continente. Tuttavia nell' Antartide Occidentale, ed in particolare della Penisola Antartica (a Sud dell' America Latina), si osservano spesso massicci crolli di vaste aree ghiacciate con formazione di iceberg.
-Aumento della temperatura superficiale globale media da 1,4 a 5,8 °C  nel periodo 1990-2100 : anche la velocità di riscaldamento dovrebbe aumentare rispetto al 20° secolo. 
Il riscaldamento dovrebbe essere più pronunciato in alcune aree del pianeta (parte nord del Nord America, Asia del Nord e centrale)

-Ondate di calore, siccità, suoli più aridi.

 -Evaporazione dell' acqua più intensa, con più energia nell' atmosfera : tempeste, tornadi, uragani più violenti e frequenti

-Continuerà l'innalzamento del livello dei mari: sono possibili erosioni delle spiaggie di sabbia ed inondazioni di popolose aree costiere (delta del Nilo, Bangla Desh) e  piccole isole ( in particolare sono minacciati gli atolli del sud Pacifico).

-Più facile trasmissione di alcune malattie infettive, fra cui malaria e febbre gialla

         Quanto dureranno i cambiamenti climatici ?

         Le emissioni dei gas serra più persistenti (biossido di carbonio, protossido di azoto, perfluorocarburi) hanno un effetto duraturo sul clima : per es., parecchi secoli dopo che avvengono le emissioni di CO2, circa un quarto di esse permane nell' atmosfera.
Dopo una ipotetica stabilizzazione della concentrazione dei gas serra, le temperature medie globali superficiali ed il livello dei mari continuerebbero ad innalzarsi per centinaia di anni , a causa del grande ritardo con cui il profondo oceano segue il cambiamento climatico.

 

         Cosa si ha intenzione di fare contro l'effetto serra ?

         Occorre notare che, sulla reale pericolosità del riscaldamento globale, non vi è concordanza di opinioni: alcuni scienziati tendono ancora ad essere scettici ( vedi uno dei siti segnalati); 
ad esempio viene sottolineato il fatto che non sia stato dimostrato un riscaldamento di tutto il continente antartico  e si evidenziano lacune nei modelli climatici usati dall' IPCC.

         Per limitare l' effetto serra sono state suggerite alcune azioni :

        - Risparmio energetico ; uso di energia da sorgenti rinnovabili (solare, eolico, idroelettrico, geotermico, biomasse) o, fra i combustibili fossili, preferenza al gas naturale rispetto al petrolio o al carbone (la combustione di metano  genera  meno biossido di carbonio a parità di energia prodotta).

        - Eliminazione graduale dei clorofluorocarburi ; riduzione degli altri gas serra 

        - Riduzione della deforestazione

         Il Protocollo di Kyoto

         Si tratta di un accordo internazionale, sottoscritto nel 1997 da 84 Paesi, che indica gli obiettivi per la riduzione  dei gas ad effetto serra : viene fissata per i paesi industrializzati una diminuzione del 5% in media ( 6,5% per l' Italia) entro il 2012,  rispetto ai loro livelli di emissione del 1990. 
Poichè l' attuale tendenza è di un aumento notevole delle emissioni, la riduzione del 5% sarebbe un grande risultato ( i Paesi sviluppati dovrebbero ridurre le loro emissioni anzichè  incrementarle decisamente ), comunque non sufficiente a fermare l' aumento di temperatura.

         Quali gas e quali paesi

         L' accordo riguarda sei gas ad effetto serra : biossido di carbonio, metano, protossido di azoto, perfluorocarburi, idrofluorocarburi ed esafloruro di zolfo ; prevede limiti alle emissioni di  39 paesi (quelli relativamente più sviluppati), fra  cui, in ordine di emissioni discendente:

          USA 
 Unione-Europea-(15paesi)
 Russia
 Giappone
 Canada
 Polonia 
 Bulgaria e altri paesi Est Europei

       Svizzera
       Norvegia

 

         I CFC, clorofluorocarburi, non sono menzionati dal protocollo di Kyoto perchè la loro limitazione è già prevista nel  Protocollo di Montreal 

 

La regola del 55% 

 

Perchè il Protocollo di Kyoto entri in vigore lo dovranno ratificare almeno  55   Paesi (questa condizione è già stata raggiunta : il trattato è ormai stato ratificato da più di 100 Paesi), purchè le loro emissioni globalmente rappresentino almeno il 55% delle emissioni  dei paesi industrializzati del 1990.


Quest' ultima condizione risulta più critica dal momento che gli USA - lo stato che inquina di più l' atmosfera con il 36% di emissioni di  anidride carbonica - e l' Australia non ratificheranno il Protocollo, che è stato invece approvato da Unione Europea, Giappone, Canada, Polonia ed altri paesi, che rappresentano insieme il 43,7% delle emissioni del 1990. Perchè il Protocollo vada definitivamente in vigore deve essere  ratificato dalla Federazione Russa, che "vale" il 17,4%(obiettivo già raggiunto).

 

I meccanismi di flessibilità

 

         Per raggiungere gli obiettivi indicati a Kyoto, possono essere utilizzati strumenti che intervengono sui livelli di emissioni di gas a livello locale, nazionale o transnazionale.

         Il protocollo prevede tre strumenti :

         - Emission trading (commercio delle emissioni) : le foreste piantate dopo il 1990 vengono considerate depositi di carbonio, e vengono riconosciuti crediti che sostituiscono i tagli alle emissioni. 
I Paesi relativamente sviluppati possono acquistare e vendere permessi di emissione, per ridistribuire nel modo più economico fra i vari Paesi e fra imprese le quote di emissione concordate.
-Joint Implementation (Implementazione congiunta)  e Clean Development (Sviluppo pulito) : Consentono di realizzare la riduzione delle emissioni in Paesi Terzi, dove i costi di abbattimento sono più bassi.

         Le misure di flessibilità vengono considerate supplementari rispetto alle azioni domestiche

 

Cosa è stato fatto fino ad oggi dai principali paesi Europei?. Lo vediamo nella slide n. 20, e non dobbiamo certo rallegrarci noi italiani. Da un valore di riduzione pari al 6.5%del 1997 siamo passati in 8 anni ad un pesante 18.5%, ed il 2012, l’anno del rendiconto, non è molto più lontano. Il confronto con un nostro importante vicino, la Germania , che con un piccolo 2.51% è ormai prossima al raggiungimento dell’obiettivo, è sconsolante. Nella slide 22 vediamo come la dipendenza energetica del nostro paese è aumentata dall’80% all’85% in poco più di 5 anni. E l’energia acquistata dall’estero è costituita prevalentemente da combustibili fossili, petrolio e gas.

 

Molti pensano che le solo le grandi decisioni, alle quali il singolo cittadino non può partecipare se non con la forma indiretta del voto politico, possano servire ad invertire una rotta ed iniziare un percorso energetico virtuoso. Ma è proprio così?

Guardiamo le tabelle relative alle emissioni di gas serra e consumi di energia nella regione Lombardia e nell’europa comunitaria (slide 23,24,25): i valori relativi alla fascia residenziale sono importanti, assolutamente paragonabili a quelli  dell’industria e dei trasporti.

E non è forse il settore residenziale un ambito nel quale il singolo cittadino può agire con azioni personali?

E in termini percentuali quanto possiamo intervenire sul bilancio energetico della nostra sfera di tutti i giorni, ad esempio la nostra abitazione?

Ebbene, in molti casi per valori decisamente superiori a quel 18.5% di riduzione di CO2 che il nostro paese deve raggiungere per non incorrere nelle sanzioni economiche previste dal protocollo di Kioto.

 

Facciamo qualche esempio:

 

- sostituendo tre lampadine ad incandescenza da 100 W con 2 lampade fluorescenti da 25 W, aventi la stessa intensità luminosa, si ha una riduzione del 75% delle emissioni di CO2 equivalenti. Il consumo di energia elettrica, per un periodo di 4 anni e 2000 ore/anno, subisce una diminuzione in termini economici di quasi 300 €, valore nettamente superiore al costo delle due lampade sostituite (non più di 40€, ammortamento dell’investimento in meno di 6 mesi).

 

- come ridurre il consumo di combustibili fossili (e quindi le emissioni di CO2) per il riscaldamento delle nostre abitazioni, sempre più oneroso economicamente? La slide 30 mostra un foglio colorato che non ci è nuovo, lo vediamo già da alcuni anni nei negozi di elettrodomestici. E’ una guida a comperare apparecchi elettrici che consumano meno, e inquinano meno. Basta indirizzarsi verso quei prodotti nella fascia alta di colore verde, contrassegnati dalla lettera B o A. Ma la tabella mostrata nella slide si riferisce alle case, proprio alle case, l’unico prodotto che fino ad oggi non dispone di un certificato di garanzia, e di un libretto di uso con indicate tante cose, come siamo ormai abituati a vedere in tutti i beni che acquistiamo, dalla biro all’automobile.

Bene, la tabella rappresenta il certificato Casaclima, il primo certificato di garanzia sul consumo energetico di un’abitazione in Italia, in vigore nella Provincia di Bolzano dal 2002, e (salvo rinvii dell’ultima ora) nel resto d’Italia dall’Ottobre 20056.

Come funziona questa cosa ? semplice, se acquisto una casa certificata in classe A il consumo energetico non deve essere superiore a 30 kWh\mq*anno, pari a 3 litri di gasolio o 3 mc di gas metano per ogni mq di abitazione riscaldata. Se ho un appartamento da 200 mq con certificato in classe A da 20 kWh/mq*anno significa un consumo di gas metano per riscaldamento pari a 2 x 200 = 400 mc/anno, pari a circa 220 €/anno.

La media delle case costruite nell’Italia del Nord negli ultimi anni ha un valore prossimo a 140 kWh/mq*anno, quasi 5 volte il valore di riferimento della prestigiosa classe A. Dal Gennaio 2005 nella Provincia di Bolzano non viene concessa l’abitabilità alle case con classe energetica superiore a C (70 kWh/mq*anno). Questo significa che una piccola provincia sta realizzando nelle nuove costruzioni una riduzione dei consumi energetici di almeno il 50% (che vuole dire -50% di emissioni di CO2). In realtà gli acquirenti si orientano prevalentemente a case in classe A o B, perché si sta creando un grandissimo percorso culturale, virtuoso. Possiamo sperare che questo “contagio” si diffonda anche al resto dell’Italia? Il decreto legislativo 192/05 prevede la certificazione energetica obbligatoria per le nuove case e le ristrutturazioni a partire dall’Ottobre 2006, ma ancora non si vedono i decreti attuativi. Speriamo.

 

Le slides dalla 31 alla 35 mostrano i risultati di queste azioni volte a ridurre drasticamente i consumi energetici delle abitazioni e di conseguenza i le emissioni di CO2 ed i costi energetici di gestione, sempre più onerosi per le famiglie. Una casa in classe B ha un valore di emissioni di CO2 4 volte inferiore ad un edificio esistente prima del 1991, e 3 volte rispetto alla media degli edifici costruiti a norma di legge dopo il 1991, data di entrata in vigore della legge sul risparmio energetico in edilizia, purtroppo poco attuata.

I tre esempi mostrati si riferiscono a case realizzate in Alto Adige, ed il valore del costo di gestione annuo indicato è un dato reale.

 

Ma cosa possiamo fare come singoli cittadini per aiutare il nostro paese e noi stessi a raggiungere gli obiettivi del Protocollo agendo solamente su quello che è normalmente il bene materiale più prezioso di una famiglia, la propria casa?

 

Tre strade:

 

         - risparmio di energia elettrica con utilizzo di apparecchi a basso consumo (elettrodomestici, lampade)

         - interventi sull’involucro edilizio per migliorare la coibentazione

         - interventi sugli impianti di riscaldamento per migliorare l’efficienza

 

Abbiamo già parlato del primo punto, è il più semplice e non serve soffermarsi oltre.

 

Migliorare la coibentazione degli edifici sostituendo vecchi serramenti con serramenti certificati con basso coefficiente di trasmissione termica significa anche migliorare il comfort termico della propria abitazione e aumentare l’isolamento acustico, fattore non trascurabile nella nostra chiassosa civiltà.  (slide 37, come cambia il coefficiente di trasmissione a seconda del tipo di serramento)

 

L’esecuzione di cappotti isolanti esterni, coibentazioni su sottotetti e tetti, isolamento dei solai dei garage e delle cantine sono tutti interventi importanti che, visti nella logica di riqualificazione delle abitazioni, sono anche economicamente convenienti (mediamente la spesa del mutuo bancario necessario a pagare l’investimento è inferiore al risparmio ottenibile). (slide 36, i coefficienti medi di trasmissione termica degli edifici)

 

L’intervento sugli impianti di riscaldamento rappresenta in molti casi la voce più interessante per risparmiare sulle emissioni inquinanti e sulla bolletta energetica. Molti impianti sono vecchi ed obsoleti, privi di efficaci sistemi di regolazione, con apparecchi di produzione di energia termica poco efficienti.

 

Per concludere un semplice esempio concreto, realizzato nell’autunno 2005 presso un edificio pubblico in Provincia di Mantova.

Sostituzione della vecchia caldaia con nuova caldaia del tipo ad alta efficienza energetica, previa analisi energetica dell’edificio.

Risultato della gestione della stagione invernale 2005/2006 rispetto ai due anni precedenti : 6000 metri cubi di gas metano risparmiati pari a 10400 kg di anidride carbonica in meno emessi in atmosfera, e 3300 € di risparmio annuale. A fronte di un investimento complessivo di circa 10800 € (maggior costo rispetto alla semplice sostituzione della vecchia caldaia bucata), ad un tasso di interesse del 5%, e prevedendo una vita utile dell’impianto di almeno 15 anni, il valore netto attuale cumulato e’ pari a 22460 €, con un tasso interno di redditività di circa il 40%. UN OTTIMO INVESTIMENTO.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

                                                                                  Ing Attilio Perlini

 

Studio Perlini Srl

Progettazione e consulenza impianti tecnologici

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 Links (aggiunti dal webmaster)

Il Protocollo di Kyoto

[PDF] Protocollo di Kyoto

WWF Italia - Protocollo di Kyoto