"Il territorio mantovano attraverso i millenni: guardando al passato per anticipare il futuro"

21 novembre 2006, sede del RC Mantova

                                        Dott. Gianluca Valensise, sismologo                                       Prof. Alessandro Lai, Presidente RC Mantova

                                           

Il territorio mantovano attraverso i millenni:

guardando il passato per anticipare il futuro

 

Relazione di Gianluca Valensise, Sismologo, Dirigente di Ricerca presso l’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia

 

Tra gli anni ’70 e gli anni ’80 le ricerche condotte per la localizzazione delle centrali nucleari di Piadena e S. Benedetto Po hanno portato alla identificazione di “faglia attiva” posta in direzione E-W tra Mantova e il santuario di Grazie. Tale faglia giustificherebbe la deviazione di 90 gradi che il Mincio compie proprio in prossimità di Grazie, e costituirebbe un ovvio elemento di preoccupazizone per gli abitanti della zona, oltre che un vincolo forte per la costruzione delle centrali (che è stata comunque sospesa dopo l’incidente di Chernobyl).

 

A partire dal 1999 un gruppo di ricercatori dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia ha affrontato lo studio sistematico delle strutture sismogenetiche, ovvero delle faglie attive, sepolte nel sottosuolo della Pianura Padana. Queste indagini, finanziate anche con fondi della Comunità Europea nel quadro di un progetto di ricerca sulle aree a bassa sismicità dell’Europa entro-meridionale, hanno portato all’identificazione certa di diverse strutture, alcune delle quali reponsabili di grandi terremoti del passato. Le indagini sono state particolarmente approfondite sulla cosiddetta “faglia di Mantova”, alla quale non risulta essere associato alcun terremoto né storico né recente, e la cui evidenza sul terreno appariva quantomeno ambigua.

 

Le ricerche, che sono durate circa tre anni tra il 2001 e il 2004, hanno approfondito diversi aspetti della dinamica recente e attuale della Pianura Padana centrale e del mantovano in particolare. Questo perché per poter isolare movimenti della pianura dovuti ad azione tettonica è necessario prima capire e successivamente filtrare i diversi contributi all’evoluzione del paesaggio legati all’azione del clima e a quella dell’uomo. Le indagini si sono avvalse di dati storici, di dati del sottosuolo, di indagini dirette di terreno, di indagini basate su immagini satellitari. La conclusione delle ricerche è stata rassicurante, perché è stato possibile escludere l’esistenza della “faglia di Mantova”, e quindi del suo eventuale potenziale sismogenetico. La forte deviazione del Mincio sembra piuttosto da mettere in relazione con l’esistenza nel sottosuolo mantovano di cordoni morenici legati al ghiacciaio che occupava il Lago di Garda molto più antichi di quelli oggi osservabili nelle colline al confine tra la provincia di Mantova e quella di Verona, e soprattutto molto più meridionali rispetto ad essi. In una fase glaciale più importante di tutte quelle più recenti e più documentate il ghiacciaio si sarebbe quindi spinto quasi fino al centro della Pianura Padana, determinando eterogeneità nella natura dei sedimenti tali da determinare l’anomalia di percorso del Mincio, la creazione dei Laghi di Mantova e, in ultima analisi, le condizioni stesse per la nascita di Mantova come “città circondata dall’acqua”.