Sintesi introduzione Bettoni

 

 

Citazione da E.Morin “…la conoscenza è una navigazione in un oceano di incertezze attraverso arcipelaghi di certezze…” ( da I sette saperi necessari all’educazione del futuro – R.Cortina ed. 2001)

 

L’incertezza è infatti lo scenario della professionalità nella scuola. Professionalità che “fa rima”

con alcune altre parole- chiave :

§         Complessità, intesa come non completa possibilità di conoscere, prevedere e predeterminare i fenomeni, gli eventi ed i processi all’interno della scuola

§         Qualità, intesa come miglioramento continuo del servizio scolastico ma soprattutto come affidabilità, rendicontabilità  e responsabilità

§         Collegialità, in quanto è necessario, oggi, in particolare da parte dell’insegnante, saper coniugare i momenti dell’individualità con quelli di azioni collegialmente decise e cooordinate

 

E ancora:

 

In queste parole chiave si intrecciano tutte le problematiche che in questo momento la scuola sta vivendo.

Il cambiamento infatti è grandissimo ed è culturale, di modo di pensare la scuola: non esiste più un unico progetto centrale obbligatorio a livello nazionale ( il “mitico” programma ministeriale), non esiste più la scuola del programma e dell’adempimento, ma specifiche scelte progettuali delle singole scuole che so configurano nel POF, il piano dell’offerta formativa che deve essere una elaborazione progettuale collettiva, un “contratto” che le scuole, non i singoli insegnanti, sono chiamati ad attuare nel proprio contesto territoriale e sociale.

 

La seconda riflessione riguarda la funzione della scuola nella società e la sua evoluzione nel tempo:

almeno fino ai primi anni ’60, fino all’introduzione della scuola media unica obbligatoria, si trattava di una scuola di èlite, che rappresentava un meccanismo di “riproduzione sociale” e di selezione sociale agli accessi alle attività professionali. Era un’istituzione forte e apprezzata e anche gli operatori scolastici godevano di un buon prestigio sociale. Secondo la tradizione crociano- gentiliana, il buon insegnante sapeva e di conseguenza sapeva insegnare.

In seguito la scuola liberalizzata è divenuta un meccanismo di “promozione sociale”, mantenendo ancora le caratteristiche di istituzione forte.

Oggi la scuola è un meccanismo di “manutenzione/ compensazione sociale” anche per la progressiva erosione della spendibilità del titolo di studio. Proprio per questo è cresciuto l’interesse per la qualità del servizio scolastico che deve essere capace di far acquisire competenze e non solo abilità e conoscenze.

Cambia perciò in modo radicale anche il profilo del docente, come è cambiato quello del preside, oggi dirigente scolastico con incombenze e responsabilità in ordine ai più svariati problemi ( dalla sicurezza alla privacy ) e quello degli amministrativi, che hanno oggi compiti che fino a qualche anno fa erano svolti dai provveditorati agli studi, oggi CSA e dei collaboratori scolastici ( ex bidelli) il cui mansionario è pieno di nuovi compiti.

Studi recenti indicano che ad una migliore conoscenza della materia da parte dei docenti non corrispondono automaticamente migliori risultati da parte degli studenti. Ecco allora che il profilo professionale dell’insegnante si arricchisce di nuove e complesse competenze non più solo disciplinari, ma comunicative, relazionali, didattiche, tecnologiche.

 

All’interno di questo scenario credo che la professionalità nella scuola, a tutti i livelli, sia la capacità di cambiamento come progetto professionale basato su interesse scientifico, intento sperimentale, volontà di lavorare in gruppo e agire come comunità scolastica che si impegna nella soluzione dei nuovi problemi che una società globalizzata  ed ogni innovazione portano inevitabilmente con sé.